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il latte della mamma

L’allattamento di Livia non è andato bene, dall’inizip. Forse ero troppo sicura di me, non pensavo potessero esserci problemi. Agli ultimi controlli però Livia era molto sottopeso, in 4 mesi era aumentata meno di due kg. 

Ho pianto, ho dato un biberon di artificiale, ho contattato una ostetrica e ho letto e riletto il sito della Leche Legue.

La pediatra intanto, a cui mi ero mostrata tranquilla e sicura, le ha diagnosticato il reflusso. Io però lo sapevo, non avevo più latte. E così ho preso una decisione. Quella che faceva stare meglio me, che mi restituiva la tranquillità, e che non è uguale per tutte. 

Ho scelto di toglierle il ciuccio, tenermela aaddosso il più possibile, allattarla ad oltranza, litigarci affinché si attaccasse bene. e il latte è tornato. In 10 giorni ha preso quello che aveva preso in un mese. 

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Mastiti, ingorghi e altri intoppi

Ricordate la febbre di mercoledì? Si da il caso che in concomitanza con la febbre avevo notato un nodo doloroso al seno destro. Proprio il seno da cui, già in ospedale, avevo notato che Livia ciucciava poco e male.

Beh, senza farla lunga ieri sono andata in ospedale con un dotto mammario ostruito, e grazie alla pazienza di una ostetrica, qualche dolorosissima spremitura manuale e tanta buona volontà a far attaccare Livia nel modo corretto, l’occlusione sta passando, ma volevo spiegare brevemente come riconoscere questi problemi e cosa fare.

Con Maite, in 18 mesi di allattamento, non ho mai avuto nessun problema. Ho iniziato ad allattare Livia forse con troppa sicurezza, quindi. Già in ospedale però avevo notato che apriva poco la bocca, e che sopratutto a destra si agitava molto. 

Il fastidio è iniziato con un bruciore in profondità, al tatto. Nelle ore successive mi faceva molto male anche durante le poppate e lei si agitava sempre di più. La pelle in superficie è diventata rossa e il seno ha iniziato ad indurirsi sempre di più.

Non è da sottovalutare, perchè la mastite è dietro l’angolo e non oso immaginare il male che possa fare!

Cosa fare?

Calma. Sempre meglio andare a farsi vedere, in ospedale, in consultorio o da qualche consulente dell’allattamento, per escludere che ci sia una infiammazione seria e sia necessario l’antibiotico. Poi via a docce calde prima della poppata, impacchi caldo umidi (una salvietta da bidet bagnata con sopra la bull dell’acqua calda), e massaggi della zona dolente. 

Ma la cosa più importante è correggere la suzione. A volte è “colpa” del vostro seno, della forma del capezzolo, e allora può essere utile usare dei paracapezzolo. Nel mio caso invece il problema è che Livia non estroflette il labbro inferiore. Sto quindi schiacciando il capezzolo perchè sia più sottile nel momento in cui si attacca. Mercoledì poi la vedrà la mia amica osteopata per vedere se c’è qualche trauma al cranio che le blocca la mandibola.

E adesso momento “modestia”.

L’ostetrica che mi ha fatto sentire capace. Mi ha detto che stavo facendo tutto nel modo giusto e che ero ben preparata. È stato consolatorio, in un momento in cui mi sentivo sfiduciata e triste. 

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Di Livia e altre piccole cose

Dei calzini che sono troppo grandi. Del cordone che si è staccato. Dello sgaurdo che ti vede, forse, ma sembra sempre come fosse la prima volta. Del movimento che fa con la testa per cullarsi. Della pace che le leggi in faccia quando arriva il latte. E la gocciolina sul mento quando si stacca soddisfatta. Di Maite che la chiama. Dei sorrisi involontari mentre dorme. Delle maniche troppo lunghe e le mani troppo piccole. Del profumo della sua bocca. Della morbidezza delle sue guance. Delle lavatrici piene. Della carrozzina, del sacco nanna, la copertina, il ciuccio, il cambio di vestiti, le salviettine umidificate.

Le mie giornate sono piene di piccole cose.

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Giorno 8

Stiamo andando bene. A giorni alterni dobbiamo presentarci in ospedale per il controllo della bilirubina e del peso, ma ce la stiamo cavando bene. 

Livia è brava. Mi pentirò di queste parole, ma è brava davvero. 

La mattina passa tra una ciucciata e una dormitina. Io ne approfitto per fare quello che devo. 

Ieri pomeriggio siamo state tutte a tre a letto insieme, Livia e Maite han dormito, io un po’ meno.

La sera, verso le 7, sale l’agitazione generale, ma ce la caviamo bene. Livia vuole stare al seno di più e Maite vuole più attenzioni, ma va bene così. 

La notte passa benissimo. A Livia basta starmi vicino, e la accontento. Stanotte ha mangiato alle 11, alle 3 e alle 7. Un sogno praticamente! 

La sento piangere pochissimo. Si addormenta anche da sola nella sdraietta. La differenza che noto con Maite è la serenità. Maite sembrava essere più sofferente, e infatti rigurgitava per ore dopo la poppata, si tirava tutta e si agitava di più. Livia è più pacifica, più serena. Speriamo che duri!

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Mucca per scelta, ovvero come ho vissuto l’allattamento al seno

Al corso pre parto ci hanno spiegato l’allattamento in maniera semplice e naturale, senza alternative ma nemmeno senza problemi. 

Quando è nata io ero convinta che l’avrei allattata con semplicità e naturalezza, e in effetti lei si è attaccata subito e ciucciava senza sosta. Ha fatto un po’ male, è uscito un po’ di sangue, ma nulla di impossibile. In corridoio però vedevo le altre neo mamme passeggiare massaggiandosi il seno, la mia compagna di stanza aveva addirittura due bull di acqua calda sui seni. L’ostetrica che mi aveva fatto il corso è venuta a trovarmi il terzo giorno e mi ha palpato le tette. “Eh no, ancora vuote” ha sospirato. Maite pesava a quel punto 2,300 kg. Troppo poco per tornare a casa. Mi hanno attaccata al tiralatte, doppia pesata, di tutto, finché finalmente, in 20 minuti di mungitura meccanica, ho spremuto forse 10ml di colostro. Siamo stati dimessi sentendoci dire “bravi che non avete chiesto l’artificiale!”.


Non avevo nemmeno pensato di poterlo fare. Non dico che l’avrei fatto, ma pensavo fosse normale che non avessi ancora il latte. 

Dopo un paio di giorni a casa mi sono svegliata in un lago di latte, e da quella notte Maite ha cambiato faccia. Finalmente mangiava!!

Mi hanno spiegato poi che era troppo piccola per ciucciare con l’energia necessaria.  

Ho allattato a richiesta, senza orari o doppie pesate, per 15 mesi. All’inizio mi facevo problemi, quando stava al seno le ore e faceva pause di 15 minuti tra una e l’altra, un po’ alla volta ho capito che dovevo solo fare quello che mi chiedeva lei. 

Allattare al seno è bello. Sentire il latte uscire e vedere la faccia del tuo bimbo estremamente soddisfatto quando ha la pancia piena è bello. 

Allattare al seno è anche comodo. Quando si svegliava alle 6 e ficcarle una tetta in bocca mi concedeva ancora del tempo a letto era molto comodo.

Peró, allattare al seno è anche stancante, ti vincola a stare sempre con il bambino, io ero esaurita dalle magliette e le lenzuola sporche di latte, a volte ti fa sentire a disagio se devi allattare e non trovi un posto (io allatto ovunque, ma non siamo tutte uguali), e può farti sentire responsabile per quello che mangi e passi al bambino. Non puoi prendere antibiotici, non puoi nemmeno fare l’anestesia dal dentista, o farti un tatuaggio.

Ma allattare al seno mi ha fatto bene. Mi ha fatto bene perché mi sono sentita una mamma capace di ascoltare sua figlia, mi ha fatto bene perché mi ha anche fatta riposare, su mille cuscini godendomi il silenzio e la calma della poppata, mi ha fatto bene allattare dieci minuti prima di discutere la tesi di laurea, perché mentre tutti ripetevano io mi assicuravo che lei avesse la pancia piena.

Detto questo credo che esista tanta cattiva informazione, tanti pediatri che al terzo giorno di vita ti danno l’aggiunta perché hai poco latte, tante suocere pronte a dirti che ormai il latte è acqua. Di paure una mamma ne ha già tante, bisognerebbe rassicurarle su quello che la natura ha fatto perfetto. Più consulenti, più sostegno e meno cavolate. 

Non mi rivolgo alle mamme che per scelta o bisogno hanno consapevolmente scelto di non allattare al seno, ma con quelle che non ci sono riuscite o hanno smesso prima del tempo: mi dispiace. Non avete sbagliato voi.
Questa è la settimana internazionale dell’allattamento. Non sono un’esperta, ma spero di aver aiutato qualche neo mamma o futura mamma con la mia storia. Se avete dubbi o paure rivolgetevi a un’estetica o ancora meglio a una consulente dell’allattamento. 

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“il papà ha paura dell’acqua?”

Ormai sono un paio di mesi che porto Maite in piscina, una volta alla settimana.
Le prime volte siamo anche riuscite a fare le immersioni, adesso sono un paio di settimane che non vuole e mi da dei gran pugni in faccia quando ci provo.
In compenso oggi si è tenuta da sola al bordo, senza che io le dessi il minimo supporto, e l’ho portata a dorso per la piscina tenendole le mani.
Per lei stare in acqua o nel fango non cambierebbe, ma io mi diverto un sacco.

Gli altri bimbi fanno le immersioni lunghe e con i tuffi vanno sotto, Maite no, ma continuo a lasciare che metta la bocca sotto. Stamattina ha bevuto. Ma ha tirato su la testa e mi ha sputato l’acqua in faccia.

L’istruttore poi era il mio quando nuotavo, e oggi mi ha detto “non è dorsista come te… tu eri brava a dorso, no? no, forse no.”

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