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A casa da sole

A volte capita. Ed è capitato anche quest’anno. Nicola in trasferta, e noi a casa. Ma quest’anno erano due contro una.

Le giornate sono state lunghissime, ma ce la siamo cavata. 

Livia ha avuto la brillante idea di non dormire la prima notte e piangere per due terzi del giorno dopo. Maite avrà detto ‘mammaaaa’ almeno dodicimila volte (al giorno). 

Ma il tempo passa, e papà torna. E stamattina alle 7.30 era in giro con Livia per farmi dormire un pochino di più. 

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Mi sono sentita wonder woman. 

Perché Maite voleva stare nel passeggino. Perché erano già le 17 e alle 18 la sala ragazzi chiude. Perché avevo 17 libri da riportare. Perché ho messo Livia in fascia, coperta da una cover troppo grossa per lei, Maite nel passeggino, i libri nelle borse, e sono andata. In biblioteca abbiamo anche fatto tappa in bagno. Abbiamo ridato i libri e ne ho scelti altri 6. Siam tornate a casa. Maite si è addormentata. Livia aveva fame.

Io ero sopravvissuta.

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Luoghi comuni e controllo della rabbia

Ieri apro Facebook (eh si, nei momenti morti resta un buon diversivo!), e noto come ora sia in piena fase “vaccini e asili”. Per la serie, a volte ritornano. 

Scorrendo vedo un articolo de “il fatto quotidiano”, ma quello che mi ha lasciata perplessa davvero è la didascalia che lo accompagna e di cui vi lascio uno screenshot.

​”Si comincia con l’acquisto di una fascia, si continua con allattare il bambino fino ai due anni e curare esclusivamente con l’omeopatia, si finisce con il non vaccinare”.

Devo assolutamente fare qualcosa per la mia aggressività. Ho sentito i peli del collo rizzarsi e la salivazione aumentare.

MA CHE CAZZ????

Praticamente prendiamo i luoghi comuni sulle mamme. Che se porti in fascia già sei mammafrikkettona e allora sei per forza per autosvezzamento, co sleeping e allattamento a richiesta. Che magari è davvero così, magari no. però non dirlo, che se porti in fascia ma usi i pampers ci crolla un mito. 

Quello delle categorie. 

é così facile categorizzare la gente. Così facile dire “ah beh, se a 6 mesi le davi i fusilli sicuramente non le dai l’antibiotico!” (mi è stato detto davvero e ancora adesso non so cosa rispondere).

Non voglio e non entrerò nella questione vaccini perchè è davvero troppo complessa, ma mi chiedo quanti soldi ha preso chi ha scritto questa gigantesca cavolata. 

Categorizazzione. 

Io capisco che ci siano correnti di pensiero diverse e a volte totalmente opposte, che la mamma che fa piangere il suo bambino per farlo addormentare da solo difficilmente abbraccerà il co-sleeping e viceversa, ma a farmi prudere le mani è stato il mettere insieme scelte in ambiti totalmente diversi solo per “identificare” un certo tipo di madre. Nel dettaglio, quella che non vaccina. 

Passi il parlare di omeopatia e vaccini insieme, che magari sei contro la medicina tradizionale in tutto e per tutto, ma l’allattamento? Cosa c’entra?? E sopratutto, il babywearing???

Ci ho messo un po’ a “digerirla”. Ad accettare che probabilmente è proprio così. Che le maestre del Nido si sono stupite che Maite conoscesse Peppa Pig perchè convinte che lei quei cartoni non li guardasse, ma che non si siano stupite affatto quando invece a 18 mesi ho spiegato che a casa non usava più il pannolino. 

Che se usi la bicicletta per portarla al nido, semplicemente perchè trovare parcheggio la mattina ti fa passar la voglia di prender la macchina, allora sei eco-friendly e usi i lavabili. Che se le do degli interatori fitoterapici non le ho mai dato la tachipirina. Che non mangia cioccolato (seeee. Come no), ma si abbuffa di semi di girasole. Che ha solo giochi di legno e non ha libri dei paw patrol (ehm…).

Ci rinuncio. Siamo mamme, papà, genitori. Lo siamo diventati con calma o di botto. Siamo cambiati. Abbiamo sviluppato idee e compiuto scelte, più o meno inconsciamente, per i nostri figli. Ognuno le sue, nel rispetto delle proprie convinzioni, abitudini e tradizioni. Non siamo categorie. Siamo persone. 

Attente comunque, “si comincia con una sigaretta di cioccolato nella calza della befana, e si finisce eroinomani davanti all’esselunga”.

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Contro le etichette

Le etichette, sulle persone, sono inutili. Ma ce ne sono alcune che proprio non sopporto, mi infastidiscono da morire.

Una di queste, che sento sempre più spesso, è “mamma full time“.
So che chi la usa vuole solo riferirsi al fatto che non fa altro, che sta con i propri figli tutto il giorno senza andare a lavorare fuori casa, ma non riesco ad accettarla.

Perché, semplicemente, non esiste una mamma part time.

Pensate davvero che io, quando esco per andare al lavoro, smetto di esser mamma? Credete che non pensi a mia figlia anche mentre lei è al nido o io fuori casa?

Che voi siate diventate mamme dopo il test di gravidanza, dopo il parto, o dopo un adozione, è uguale. Da quel momento essere mamma è una parte di voi, e lo sarete sempre, e comunque.
Che stiate a casa con la prole tutto il giorno, o che andando al lavoro dobbiate lasciarli all’asilo o con qualcun’altro, non importa, siete mamma anche senza averli accanto.
Perchè diciamocelo, mentre guidi per andare al lavoro ti ci vuole qualche minuto prima di realizzare che il cd de “Il coccodrillo come fa” sta andando per la millesima volta, ed è probabile che mentre cammini verso l’ufficio tu stia scrivendo a chi si occupa dei tuoi bambini per sapere se è tutto ok, o chiami la pediatra per un consiglio, o la piscina per conoscere gli orari del corso. Perchè anche se ci permettiamo di fare la spesa da soli prima di andare a recuperarli all’uscita da scuola, la spesa che facciamo è da mamma. Non ci dimentichiamo pannolini e succhi di frutta solo perchè in quel momento non ci sono i nostri bambini a urlare nel carrello.

Ripeto, non smetto di essere mamma quando lavoro.
Non esistono mamme part time. Punto.

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Lubenice

Oggi abbiamo optato per la gita in barca. 250 kune a testa,pranzo compreso. 

Partenza alle 10. Circa. Maite è rapita dalle onde, dal vento, dagli scogli che scorrono veloci vicino. Arriviamo alle 11 alla spiaggia di Lubenice, raggiungibile via terra con un’ora di ripida discesa. Sinceramente con due bambini di due anni non era fattibile. La spiaggia è meravigliosa, davvero. Una piscina naturale, brulla e incontaminata, e anche poco frequentata. Il pranzo a bordo non è male.

Alle 15 si riparte. Sosta alla grotta azzurra, raggiungibile solo a nuoto e a cui io rinuncio, resto a bordo con Maite. Mi riferiscono che è carina,  ma piccola e buia. 

​In generale credo sia valsa la pena, per ora Lubenice è la più bella in cui siam stati!