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Di Livia e altre piccole cose

Dei calzini che sono troppo grandi. Del cordone che si è staccato. Dello sgaurdo che ti vede, forse, ma sembra sempre come fosse la prima volta. Del movimento che fa con la testa per cullarsi. Della pace che le leggi in faccia quando arriva il latte. E la gocciolina sul mento quando si stacca soddisfatta. Di Maite che la chiama. Dei sorrisi involontari mentre dorme. Delle maniche troppo lunghe e le mani troppo piccole. Del profumo della sua bocca. Della morbidezza delle sue guance. Delle lavatrici piene. Della carrozzina, del sacco nanna, la copertina, il ciuccio, il cambio di vestiti, le salviettine umidificate.

Le mie giornate sono piene di piccole cose.

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Mi sono sentita wonder woman. 

Perché Maite voleva stare nel passeggino. Perché erano già le 17 e alle 18 la sala ragazzi chiude. Perché avevo 17 libri da riportare. Perché ho messo Livia in fascia, coperta da una cover troppo grossa per lei, Maite nel passeggino, i libri nelle borse, e sono andata. In biblioteca abbiamo anche fatto tappa in bagno. Abbiamo ridato i libri e ne ho scelti altri 6. Siam tornate a casa. Maite si è addormentata. Livia aveva fame.

Io ero sopravvissuta.

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Giorno 8

Stiamo andando bene. A giorni alterni dobbiamo presentarci in ospedale per il controllo della bilirubina e del peso, ma ce la stiamo cavando bene. 

Livia è brava. Mi pentirò di queste parole, ma è brava davvero. 

La mattina passa tra una ciucciata e una dormitina. Io ne approfitto per fare quello che devo. 

Ieri pomeriggio siamo state tutte a tre a letto insieme, Livia e Maite han dormito, io un po’ meno.

La sera, verso le 7, sale l’agitazione generale, ma ce la caviamo bene. Livia vuole stare al seno di più e Maite vuole più attenzioni, ma va bene così. 

La notte passa benissimo. A Livia basta starmi vicino, e la accontento. Stanotte ha mangiato alle 11, alle 3 e alle 7. Un sogno praticamente! 

La sento piangere pochissimo. Si addormenta anche da sola nella sdraietta. La differenza che noto con Maite è la serenità. Maite sembrava essere più sofferente, e infatti rigurgitava per ore dopo la poppata, si tirava tutta e si agitava di più. Livia è più pacifica, più serena. Speriamo che duri!

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Shopping e vento

Oggi iniziano i saldi, e stamattina ho progettato un giro veloce in un centro commerciale piccolino qui vicino. 

AIUTO!

Sono scappata dopo poco, file kilometriche, gente impazzita, negozi strapieni. No grazie.

e poi aspetto di sapere chi è bebè e che forma avrà il mio corpo dopo il parto! 

Scesa dalla macchina (con comunque tre sacchetti!), mi ha accolto una ventata freschissima. Io amo il vento. 

Il cielo era blu e nonostante sia il 5 Gennaio sembrava primavera. Il vento aveva il profumo dell’Irlanda. È strano come un attimo riporti alla mente ricordi precisi. A me quel vento ha ricordato l’inverno di ormai 7 anni fa, in Irlanda. Le passeggiate sulle scogliere, lo shopping tutti i week end, i muffin triplo cioccolato mangiati in spiaggia, il sole chiaro, l’aria pulita, il cielo limpido, il vento. Ho rivisto la siepe verdissima che costeggiava le case nella via dove abitava Anna. Le coperte a pois piegate sulle sedie da Olive’s. Il luccichio della pelle delle foche che nuotano vicino ai pescherecci. Giornate meravigliose.

Nasci oggi, per favore. Sapresti di Irlanda anche tu.

MENO DIECI

Dublino, Maggio 2016

tu in pancia, segreto per tutti tranne che per me, e Maite in spalla.

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Perché serve il piano del parto.

Perchè io me lo ricordo. 

Mi ricordo il primo parto e voglio che qualcosa sia diverso. 

Sono arrivata in ospedale la domenica sera, dopo circa 36 ore di prodromi che mi avevano lasciata senza forze. 

Mi ricordo che a Nicola han detto di andare a casa, che mancava ancora tanto. Non sapevo che quel “tanto” era il mio travaglio, che mi sarei fatta da sola. Anzi, in camera con un’altra ragazza nella stessa situazione. 

Mi ricordo che di notte mi dicevano di star sdraiata, o sarei stata esausta. Io invece volevo camminare. 

Mi ricordo che han chiamato l’anestesista, mentre io dicevo che l’epidurale non la volevo. Non l’ho fatta. Peggio per me.

Mi ricordo di esser andata in bagno, aver acceso l’acqua della doccia, ed esserci rimasta sotto per più di due ore. Senza nessuno che venisse a vedere come stavo.

Mi ricordo di aver cambiato almeno 3 ostetriche. 

Mi ricordo, alle 7 di mattina, di essermi sentita chiedere “e tuo marito dov’è? Chiamalo subito!”.

Mi ricordo di aver chiesto la vasca per tutta la notte, e di essermi sentita rispondere “è presto, è presto…. eh, ora è tardi”.

Mi ricordo la sala in cui mi hanno lasciata, fasciata nel monitoraggio.

Mi ricordo la tirocinante che mi visita e mi fa malissimo. 

Mi ricordo che quel monitoraggio non l’hanno mai tolto. 

Mi ricordo il “ti rompo le membrane” e il “ti faccio un taglietto” detti mentre già si stava procedendo.

Mi ricordo poi l’iniezione di ossitocina nonostante la placenta fosse già fuori. La schiuma con la quale mi hanno pulito. Il ginecologo che mi dava i punti mentre parlava del pranzo. L’infermiera che la mattina dopo mi fa il prelievo mentre io le chiedo 5 minuti per cambiarmi, perchè sto perdendo sangue, e lei mi dice “aspetta dai!” e io mi sporco completamente. 

Nonostante tutto, ho un ricordo piacevole del parto. L’ostetrica che era con noi alla fine è stata bravissima, mi ha fatto muovere e spingere come volevo. La realtà è che non sapevo cosa fare, ero immobilizzata dal dolore, e seguivo I suoi consigli. E le puericultrici nei giorni di degenza sono state super carine, arrivavano appena chiamavo per farmi vedere come attaccarla.

Ma ci sono cose che non vorrei più sopportare. Ci sono cose che so essere sbagliate. Ci sono cose che io, adesso, vivrei peggio. 

Per questo ho fatto il piano del parto. Per avere dei ricordi diversi.

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Shiatsu in gravidanza

Non ho mai sofferto di mal di schiena come in questi mesi. Le ultime settimane sono diventate proprio difficili, e se non ci fossero le sedute settimanali dall’osteopata non so come avrei fatto. 

Dopo avermi visto sofferente, e anche un po’ depressa per la situazione, Nicola ha finalmente ceduto a farmi un trattamento shiatsu. Prima di Maite mi faceva trattamenti molto spesso, e anche in travaglio mi ha aiutata. 

Il beneficio è stato praticamente immediato. Avrei voluto non finisse mai. 

Da quel giorno, ogni sera, mi tratta per 10 minuti i punti più critici. E ogni giorno il mio mal di schiena retrocede, lasciandomi qualche ora in più di benessere prima di presentarsi. 

Non so se Nicola se ne è reso conto, ma mi sta facendo benissimo. Mi sento meglio, sia fisicamente che mentalmente, perché riesco a fare più cose, anche con Maite. 

Dal 1 Gennaio, dalla 38esima settimana, inizieremo anche a stimolare il travaglio. Vi farò sapere!

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È arrivata Santa Lucia!

Come avevo giá raccontato, qui da noi arriva Santa Lucia. È una tradizione molto forte, più di Babbo Natale, ma noi abbiamo preferito optare per una via di mezzo. 

Comunque è arrivata. Maite ha trovato la stradina di cioccolatini dalla camera all’albero, e qualche pacchetto da scartare! 

​Il suo interesse maggiore alla fine erano i cioccolatini, ma l’ho vista comunque contenta di avere dei giochi nuovi! 

​A me, dopo una notte completamente insonne, ha portato una massiccia dose di caramelle alla liquezia!

Grazie Santa Lucia!

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Stato di grazia

La gravidanza è un periodo strano. Io, ad esempio, perdo la memoria. Completamente. E in famiglia mi chiamano “Viale Rimembranze”, di solito.
Sono completamente fuori di testa, faccio cose senza senso, dico cose senza senso. Mi dimentico come finire le frasi, controllo gli orari un milione di volte, perdo il senso del tempo.

Quando ero incinta di Maite non so quante volte sono andata a Milano, in università, all’orario o nel giorno sbagliato.

E poi, io, in gravidanza, divento brutta. Ho la pelle grassa, le occhiaie diventano nere, mi si gonfia il viso. Non so, sono genericamente più bruttina.

Però ci sono anche degli aspetti positivi. Il mio è lo stato di grazia in cucina.

Adoro cucinare, sopratutto i dolci, ma non solo. Di solito vale la legge dei 2 su 3. Su tre dolci che faccio due mi vengono bene e il terzo una schifezza.

Ecco, da quando sono incinta, non ne ho ancora sbagliata una. Mi viene tutto, incredibilmente bene. E buono! Che siano biscotti, crostate, dolci lievitati, budini, o semplici torte della nonna con le loro infinite varianti.

A parte quella volta che ho dimenticato le brioche nel forno, ma qui il colpevole è di nuovo il cervello che si ridimensiona.


Il problema è sempre lo stesso, comunque. Durano troppo poco.La torta di frolla che ho fatto ieri, ad esempio, ha già superato la sua metà. Ma tra sei settimane lo stato di grazia finirà, meglio approfittarne!!

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Quando è il momento di dire basta (?).

34esima settimana. 

Stamattina mi sono svegliata, ho fatto la doccia, mi sono vestita. Alle 8.30 ero al nido, con Maite per mano. L’ho salutata e ho ripreso la macchina.  Alle 9.00 avevo già finito di fare la spesa. Alle 9.15 avevo sistemato la spesa e portato fuori lo stendino carico. 

Ho lavorato al pc, in una delle posizioni più comode in cui riuscissi a stare, fino alle 10.00, per preparare le lezioni di oggi pomeriggio e domani sera. 

Dopodiché ho passato l’aspirapolvere, lavato il pavimento e spolverato la libreria. Ho anche preparato la soluzione al 10% di acido citrico per fare l’ammorbidente. 

Mi sono seduta “un attimo”. 

Oddio, ho pensato. Sto per avere un infarto? Sto per collassare? Il mio stomaco si sta per caso ribaltando, il cuore mi sta esplodendo?

Niente di tutto questo. Ero solo stanca morta. 

E faccio fatica ad accettarlo. Faccio fatica a dire “okay, non mi alzo più” quando a uno dei laboratori per bambini mi inginocchio, e odio dover dire a Maite che non riesco a tenerla in braccio. 

​E mentre bebè si agita sotto la pelle della pancia, io porto una cassa di acqua in casa. La appoggio al pavimento e mi dico “ora basta però”. Dopo 10 minuti esco in bici. Porto Maite in braccio a casa dei nonni al terzo piano. “Ora basta però!”. Corro da una lezione allaltra masticando un creaker. “Ora basta però”.

Ahia. Cos’era? Pensavo di averlo dimenticato. Quel dolore. E invece l’ho riconosciuto subito. Che parte dalla schiena e si apre nel bacino, e poi scende giù. 

Ora basta però.