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La fortuna delle mamme

Vi ho allattato a richiesta. Giorno e notte. Ho lasciato che succhiaste in pace, con i vostri tempi. Sono arrivata tardi agli appuntamenti (io! che esco in anticipo anche per andare a far la spesa!) per farvi finire di mangiare. Ho pianto, ho bevuto infusi al finocchio, ho avuto pazienza. 

Quando a sei mesi ti allattavo ancora con soddisfazione, ti entrambe, mi han detto che ero fortunata ad avere così tanto latte. 

Vi ho fatto mangiare da sole, con le mani, pulendo tutta la cucina e voi stesse dopo ogni pasto, vi ho dato il cucchiaino in mano sapendo che sarebbe stato usato come catapulta, vi ho lasciato scegliere quanto, come e se. Dopo, a volte durante i pasti, ero costretta a sfoderare la tetta perché non sapevate ancora che altre cose riempiono la pancia. Di contro, a volte, mi trovavo con il seno gonfio di latte perché gli gnocchi erano stati più apprezzati. 

Quando hanno visto mangiare Maite da sola, e vedono Livia assaggiare tutto, mi dicono che sono stata fortunata con Maite e che non è detto mi vada ancora bene. 

Ho lasciato Maite girare nuda per casa, libera di capire quello che accadeva al suo corpo, quali sensazioni anticipavano quella pozzanghera calda. 

Quando a 18 mesi ho portato Maite al nido senza pannolino, di nuovo, sono stata fortunata. Se faccio lo stesso con Livia, però, sono matta da legare. 

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Tanto troppo

Sono passati tanti mesi, qualcuno dice troppi.
In questi mesi Maite è cresciuta tanto, io dico troppo.
Ha imparato a camminare, ha compiuto un anno, ha iniziato l’asilo, comincia a parlare, gioca con la cucina e fa finta di mettere il sale sul pollo di plastica.
Ma andiamo con ordine.

Hai imparato a camminare. Preferivi ancora gattonare però. Poi siamo andati una settimana al mare e sulla sabbia era scomodo gattonare, così hai iniziato a camminare. E camminavi dritta sparata in direzione del mare. Obiettivo raggiunto direi, non hai paura dell’acqua!
Hai imparato anche a far le scale. Poi un giorno sei scivolata tra il gradino e la ringhiera e hai fatto un volo di un paio di metri. Sembravi una bambola. Ti sei ammaccata, ma non troppo.

Hai compiuto un anno. Hai mangiato tantissime schifezze quel giorno. La notte l’abbiamo pagata stando svegli praticamente no-stop.

Hai iniziato il nido, e sei stata la prima bambina a fermarsi tutto il giorno. Incredibilmente, che io ci fossi o meno, non te ne fregava molto. Eri felicissima di andare al nido. Poi hai fatto una settimana a piangere quando ti lasciavamo. Il lunedì dopo, come niente fosse, di nuovo felice. Adesso neanche mi saluti, entri e vai.

Cominci a parlare. E a cantare. Dici tantissime parole e ne conosci bene il significato. Perchè quando la pediatra mi dice “La spogli pure” e tu rispondi “NUDAAAA!!” anche lei ci resta un attimo male. Sai i versi degli animali (la scimmia fa uh uh). Canti GiroGiroTondo e Fra Martino, canti Ninna Nanna e Amblimblone. Insomma, non stai zitta un secondo. Urli “è poooonto!!” quando cucini e chiami “BABBBOOOO!!” quando non ti risponde al primo richiamo.

Giochi. Nel senso vero del termine. Ti piace tantissimo la cucina. Non ti stanchi mai di apparecchiare per le tue bambole Grace ed Emma. Occasionalmente si aggiungono al party MarioBros, un pupazzo di neve, e da ieri un canguro. Cucini pollo e mandarini di solito.

Io ho deciso, finalmente, di provare l’elimination Comunication, e forse perchè sei grandicella, sta andando benissimo! Evvai!

 

Ah, dimenticavo. Sei una rompipalle incredibile, super attaccata alla mamma, da far schifo! Fai i capricci, non sai stare nelle regole e tiri giù la carne dalle ossa.
Sperando di tornare presto,
Buon Natale.