5

Foresta Umbra

La foresta Umbra, che per quanto suoni strano è in Puglia, è una meraviglia! Si arriva in macchina, passando per una trentina di km in mezzo a una fitta vegetazione alta e verdissima. 

I parcheggi, un po’ selvaggi ai lati delle strade, ti permettono di arrivare velocemente al laghetto, pieno di pesci che si litigano le briciole. 

Abbiamo fatto un pic nic ai tavoli (la spazzatura devi riportarla via), e poi una breve passeggiata per raggiungere il recinto con i daini e l’area gioco bosco.

Sopratutto quest’ultima ci è piaciuta tantissimo. Come dice la presentazione è un’area chiusa in cui il bosco è stato un po’ addomesticato, ci sono sculture di legno, casette, trenini, tronchi su cui fare equilibrismo, pezzi di legno da usare come costruzioni.

Fa fresco, essendo molto ombreggiata e anche abbastanza in alto, noi stavamo bene in felpa. Assolutamente merita!!

0

Monte Sant’angelo 

Paesino dell’entroterra, dove l’aria si fa più fresca. Le case sono in calce bianca, contro il cielo blu e le montagne brulle. 

Il santuario di San Michele Arcangelo, costruito sopra la grotta in si racconta sia apparso è suggestiva. Il rione medievale ha degli scorci carini, e il castello è affascinante. Però, il tutto, mi sta lasciando un pochino delusa. Le strade sono sporche, i luoghi poco segnalati, c’è pochissima attenzione al turismo (che eppure non manca). 

I paesaggi, almeno, sono meravigliosi, e la focaccia cotta nel forno a legna anche! 😁😁

1

La fortuna delle mamme

Vi ho allattato a richiesta. Giorno e notte. Ho lasciato che succhiaste in pace, con i vostri tempi. Sono arrivata tardi agli appuntamenti (io! che esco in anticipo anche per andare a far la spesa!) per farvi finire di mangiare. Ho pianto, ho bevuto infusi al finocchio, ho avuto pazienza. 

Quando a sei mesi ti allattavo ancora con soddisfazione, ti entrambe, mi han detto che ero fortunata ad avere così tanto latte. 

Vi ho fatto mangiare da sole, con le mani, pulendo tutta la cucina e voi stesse dopo ogni pasto, vi ho dato il cucchiaino in mano sapendo che sarebbe stato usato come catapulta, vi ho lasciato scegliere quanto, come e se. Dopo, a volte durante i pasti, ero costretta a sfoderare la tetta perché non sapevate ancora che altre cose riempiono la pancia. Di contro, a volte, mi trovavo con il seno gonfio di latte perché gli gnocchi erano stati più apprezzati. 

Quando hanno visto mangiare Maite da sola, e vedono Livia assaggiare tutto, mi dicono che sono stata fortunata con Maite e che non è detto mi vada ancora bene. 

Ho lasciato Maite girare nuda per casa, libera di capire quello che accadeva al suo corpo, quali sensazioni anticipavano quella pozzanghera calda. 

Quando a 18 mesi ho portato Maite al nido senza pannolino, di nuovo, sono stata fortunata. Se faccio lo stesso con Livia, però, sono matta da legare. 

1

scatole dei ricordi

Questa settimana siamo a casa da sole, io, Maite e Livia. 

Inganno il tempo, aspettando il ritorno di papà, creando delle scatole dei ricordi per le mie figlie. Ho comprato su Amazon due scatole di legno, molto semplici. Penso di scriverci con le tempere i loro nomi.

Le sto riempiendo con le cose che penso possa fargli piacere di trovare da grandi, ovviamente è tutto in divenire essendo ancora abbastanza piccole.

Per ora ho messo ad entrambe la tutina con cui sono tornata a casa, un’altra tutina cui ero particolarmente legata, i braccialetti dell’ospedale, è una copertina fatta a mano da mia suocera è da mia zia per ognuna. Amaite ho aggiunto anche le foto del nido, gli attestati di nuoto, e i biglietti di auguri che ha ricevuto il suo primo compleanno.

Negli anni vorrei aggiungere il primo bavaglino che hanno avuto al nido, magari il grembiulino della scuola materna, un paio di libri e magari un giochino o un pupazzo. 

Sono in dubbio per quanto riguarda i disegni e le foto, perché sono tanti e occupano molto spazio. Magari farò una scatola a parte solo per loro.

Cos’altro potrei aggiungere, secondo voi? Cosa non può mancare nella scatola dei ricordi di un bambino?

1

Edimburgo in 4

Tre giorni non bastano per questo spettacolo di città. Viva e da vivere.

Era la gita di fine anno del mio gruppo di studenti di Inglese, più parecchi esterni, eravamo 22. Mi sono portata dietro la famiglia e ci siamo goduti tre giorni insieme.

In ordine abbiamo avuto… 

il primo aereo di Livia. Un letto alla francese da dividere in 4. Km in fascia. Il sole e la pioggia, insieme. Una gita al mare. Gli scoiattoli. Hot dog a pranzo. Torte giganti a merenda. L’uva sempre in borsa. I body di mark&spencer. Il vasino portatile. Il tour della Edimburgo Sotterranea. Maite che dice ‘stordito’. 

Insomma, la Spagna, la Grecia, il Portogallo… sono tutti luoghi affascinanti. Caldi, mediterranei, colorati. Ma a me piace il nord. Di Edimburgo mi piacciono le case di arenaria nera, i giardini verdissimi, il vento.

1

il latte della mamma

L’allattamento di Livia non è andato bene, dall’inizip. Forse ero troppo sicura di me, non pensavo potessero esserci problemi. Agli ultimi controlli però Livia era molto sottopeso, in 4 mesi era aumentata meno di due kg. 

Ho pianto, ho dato un biberon di artificiale, ho contattato una ostetrica e ho letto e riletto il sito della Leche Legue.

La pediatra intanto, a cui mi ero mostrata tranquilla e sicura, le ha diagnosticato il reflusso. Io però lo sapevo, non avevo più latte. E così ho preso una decisione. Quella che faceva stare meglio me, che mi restituiva la tranquillità, e che non è uguale per tutte. 

Ho scelto di toglierle il ciuccio, tenermela aaddosso il più possibile, allattarla ad oltranza, litigarci affinché si attaccasse bene. e il latte è tornato. In 10 giorni ha preso quello che aveva preso in un mese. 

0

Seridò

Il Seridò è la fiera del gioco. Si svolge a Montichiari (bs), due week end (lunghi) l’anno. lunedì ne abbiamo aapprofittato, grazie al mezzo ponte di entrambi, e dopo il nido siamo partiti. 

Per noi era la prima volta, ma c’è chi lo considera una vera e propria istituzione. 

Dunque… 

Il primo padiglione, degli sport, era quasi ttutto inaccessibile per Maite. Ha giocato nella sabbiera, ma nulla di diverso da quello che fa al parco. 

Il secondo padiglione aveva lego, piste per le macchinine, costruzioni di legno… nulla di troppo accattivante per lei. 

Il terzo padiglione, finalmente, era quello destinato alla creatività. E via con la pasta di mais, la creta, il sale colorato, gli acquarelli, il pongo…

Ci siamo spostati poi nel padiglione “nido 0/3 anni”. Ha saltato sui salterelli, fatto gli scivoli, i tunnel… 

Infine, i gonfiabili. Prima di entrare le hanno chiesto quanti anni avesse. “due!” ha risposto orgogiosa. Fuori. 

Istruita a dovere, fa i 3 tra un mese!, ci abbiamo riprovato. In coda i bambini più grandi, o semplicemente più furbi, la sorpassavano ridendo. Lei nemmeno capiva. Alla fine è riuscita a salire su due. 

Merenda e a casa. 

Ad ogni gioco è destinato un bello spazio, e nemmeno ai gonfiabili abbiamo dovuto fare grandi file. Non è male, davvero. Ma ogni adulto paga 13 euro di ingresso, e sinceramente non credo ne valga la pena. 

Vedremo quando sarà più grande! 

0

A casa da sole

A volte capita. Ed è capitato anche quest’anno. Nicola in trasferta, e noi a casa. Ma quest’anno erano due contro una.

Le giornate sono state lunghissime, ma ce la siamo cavata. 

Livia ha avuto la brillante idea di non dormire la prima notte e piangere per due terzi del giorno dopo. Maite avrà detto ‘mammaaaa’ almeno dodicimila volte (al giorno). 

Ma il tempo passa, e papà torna. E stamattina alle 7.30 era in giro con Livia per farmi dormire un pochino di più. 

0

i giorni da rifare

Non parlo di quelle giornate bellissime, quelle che vai a letto e ti dici “è da rifare!”.

Parlo dei giorni sbagliati. Quelli che vado a letto e vorrei svegliarmi al giorno prima, per poterlo rifare.

Che spero Maite non ricordi, che non le rovinino l’infanzia.

Ieri era uno di quei giorni. Ero in ritardo, dovevo fare un sacco di cose, Livia piangeva, Maite voleva attenzione. L’ho sgridata e abbiamo litigato praticamente tutta la mattina. 

Alle 11 dovevo andare, e mi sono portata dietro Livia. Crisi di pianto. Sono uscita di casa con un nodo in gola. Sperando che un giorno, nella sua vita, significhi davvero poco.