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I gruppi Whatsapp e il male di vivere

La maestra di Maite si sposa. Le facciamo un pensierino? Ma si, va bene. 

Cosa? Una pianta, dico io. Neutra, simbolica, se le fa schifo la fa morire. Va bene. Ah no, non va bene. è un regalo misero. Mettiamo 30 euro per comprarle qualcosa per la casa. Qualcosa cosa, che vive da 10 anni con il suo compagno? 

Dissapori, discussioni. Un barlume di speranza da chi dice “facciamo a maggioranza!”, ma niente. Prima una, poi l’altra, si tolgono dal gruppo. Restiamo noi, spettatrici attonite. Nessuno dice nulla. 

Io, che mi chiamo cinismo, esordisco. “ok, dove eravamo rimaste?”.

La pianta gliela regalaremo, senza le altre due, e bon. E non voglio sentire parlare di regali di fine anno! … almeno fino a Luglio. 

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Scuola dell’infanzia

Siamo giunti anche a questo. A Settembre Maite inizierà la scuola materna. Lasceremo il nido, per tornarci, magari, con Livia, per una nuova scuola, un nuovo asilo. 

Nell nostra città ce ne sono diversi, uno comunale, 5 statali e altri privati. Abbiamo escluso i privati perché tendenzialmente sono parrochiali e noi non siamo credenti. Gli statali interessanti, per ubicazione e reputazione, sono due. E poi c’è il comunale, di cui parlano molto bene. Quindi stiamo limitando la scelta tra questi 3.

Questa settimana li stiamo girando un po’ tutti. Spero che uno di questi mi piaccia così tanto da convincermi senza dover fare mille pensieri, liste di pro e contro e cercare recensioni da amici di amici di amici.

Ma cosa cerco?

Cerco un asilo che la faccia crescere,   senza gli esercizi di prescrittura a 3 anni. In cui possa dormire se ha sonno, ma che non la obblighi a stare sulla brandina se non le va. In cui posso scegliere che giochi fare ma che le faccia delle proposte. In cui la portino fuori anche se non ci sono 20 gradi. In cui il cibo non sia veleno. In cui ci siano dei libri, dei pennelli e delle costruzioni. 

Voi come lo avete scelto? Cosa avete guardato? 

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Contro le etichette

Le etichette, sulle persone, sono inutili. Ma ce ne sono alcune che proprio non sopporto, mi infastidiscono da morire.

Una di queste, che sento sempre più spesso, è “mamma full time“.
So che chi la usa vuole solo riferirsi al fatto che non fa altro, che sta con i propri figli tutto il giorno senza andare a lavorare fuori casa, ma non riesco ad accettarla.

Perché, semplicemente, non esiste una mamma part time.

Pensate davvero che io, quando esco per andare al lavoro, smetto di esser mamma? Credete che non pensi a mia figlia anche mentre lei è al nido o io fuori casa?

Che voi siate diventate mamme dopo il test di gravidanza, dopo il parto, o dopo un adozione, è uguale. Da quel momento essere mamma è una parte di voi, e lo sarete sempre, e comunque.
Che stiate a casa con la prole tutto il giorno, o che andando al lavoro dobbiate lasciarli all’asilo o con qualcun’altro, non importa, siete mamma anche senza averli accanto.
Perchè diciamocelo, mentre guidi per andare al lavoro ti ci vuole qualche minuto prima di realizzare che il cd de “Il coccodrillo come fa” sta andando per la millesima volta, ed è probabile che mentre cammini verso l’ufficio tu stia scrivendo a chi si occupa dei tuoi bambini per sapere se è tutto ok, o chiami la pediatra per un consiglio, o la piscina per conoscere gli orari del corso. Perchè anche se ci permettiamo di fare la spesa da soli prima di andare a recuperarli all’uscita da scuola, la spesa che facciamo è da mamma. Non ci dimentichiamo pannolini e succhi di frutta solo perchè in quel momento non ci sono i nostri bambini a urlare nel carrello.

Ripeto, non smetto di essere mamma quando lavoro.
Non esistono mamme part time. Punto.