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La fortuna delle mamme

Vi ho allattato a richiesta. Giorno e notte. Ho lasciato che succhiaste in pace, con i vostri tempi. Sono arrivata tardi agli appuntamenti (io! che esco in anticipo anche per andare a far la spesa!) per farvi finire di mangiare. Ho pianto, ho bevuto infusi al finocchio, ho avuto pazienza. 

Quando a sei mesi ti allattavo ancora con soddisfazione, ti entrambe, mi han detto che ero fortunata ad avere così tanto latte. 

Vi ho fatto mangiare da sole, con le mani, pulendo tutta la cucina e voi stesse dopo ogni pasto, vi ho dato il cucchiaino in mano sapendo che sarebbe stato usato come catapulta, vi ho lasciato scegliere quanto, come e se. Dopo, a volte durante i pasti, ero costretta a sfoderare la tetta perché non sapevate ancora che altre cose riempiono la pancia. Di contro, a volte, mi trovavo con il seno gonfio di latte perché gli gnocchi erano stati più apprezzati. 

Quando hanno visto mangiare Maite da sola, e vedono Livia assaggiare tutto, mi dicono che sono stata fortunata con Maite e che non è detto mi vada ancora bene. 

Ho lasciato Maite girare nuda per casa, libera di capire quello che accadeva al suo corpo, quali sensazioni anticipavano quella pozzanghera calda. 

Quando a 18 mesi ho portato Maite al nido senza pannolino, di nuovo, sono stata fortunata. Se faccio lo stesso con Livia, però, sono matta da legare. 

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il latte della mamma

L’allattamento di Livia non è andato bene, dall’inizip. Forse ero troppo sicura di me, non pensavo potessero esserci problemi. Agli ultimi controlli però Livia era molto sottopeso, in 4 mesi era aumentata meno di due kg. 

Ho pianto, ho dato un biberon di artificiale, ho contattato una ostetrica e ho letto e riletto il sito della Leche Legue.

La pediatra intanto, a cui mi ero mostrata tranquilla e sicura, le ha diagnosticato il reflusso. Io però lo sapevo, non avevo più latte. E così ho preso una decisione. Quella che faceva stare meglio me, che mi restituiva la tranquillità, e che non è uguale per tutte. 

Ho scelto di toglierle il ciuccio, tenermela aaddosso il più possibile, allattarla ad oltranza, litigarci affinché si attaccasse bene. e il latte è tornato. In 10 giorni ha preso quello che aveva preso in un mese. 

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Mastiti, ingorghi e altri intoppi

Ricordate la febbre di mercoledì? Si da il caso che in concomitanza con la febbre avevo notato un nodo doloroso al seno destro. Proprio il seno da cui, già in ospedale, avevo notato che Livia ciucciava poco e male.

Beh, senza farla lunga ieri sono andata in ospedale con un dotto mammario ostruito, e grazie alla pazienza di una ostetrica, qualche dolorosissima spremitura manuale e tanta buona volontà a far attaccare Livia nel modo corretto, l’occlusione sta passando, ma volevo spiegare brevemente come riconoscere questi problemi e cosa fare.

Con Maite, in 18 mesi di allattamento, non ho mai avuto nessun problema. Ho iniziato ad allattare Livia forse con troppa sicurezza, quindi. Già in ospedale però avevo notato che apriva poco la bocca, e che sopratutto a destra si agitava molto. 

Il fastidio è iniziato con un bruciore in profondità, al tatto. Nelle ore successive mi faceva molto male anche durante le poppate e lei si agitava sempre di più. La pelle in superficie è diventata rossa e il seno ha iniziato ad indurirsi sempre di più.

Non è da sottovalutare, perchè la mastite è dietro l’angolo e non oso immaginare il male che possa fare!

Cosa fare?

Calma. Sempre meglio andare a farsi vedere, in ospedale, in consultorio o da qualche consulente dell’allattamento, per escludere che ci sia una infiammazione seria e sia necessario l’antibiotico. Poi via a docce calde prima della poppata, impacchi caldo umidi (una salvietta da bidet bagnata con sopra la bull dell’acqua calda), e massaggi della zona dolente. 

Ma la cosa più importante è correggere la suzione. A volte è “colpa” del vostro seno, della forma del capezzolo, e allora può essere utile usare dei paracapezzolo. Nel mio caso invece il problema è che Livia non estroflette il labbro inferiore. Sto quindi schiacciando il capezzolo perchè sia più sottile nel momento in cui si attacca. Mercoledì poi la vedrà la mia amica osteopata per vedere se c’è qualche trauma al cranio che le blocca la mandibola.

E adesso momento “modestia”.

L’ostetrica che mi ha fatto sentire capace. Mi ha detto che stavo facendo tutto nel modo giusto e che ero ben preparata. È stato consolatorio, in un momento in cui mi sentivo sfiduciata e triste. 

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La storia si ripete

La storia in questione è la seguente.

Partorisci. In corridoio incontri mamme dalle tette mastodontiche che se le massaggiano doloranti. Nel nido, bambini nati dopo il tuo, che ciucciano e ingrassano a vista d’occhio.

Arriva il giorno in cui dovresti tornare a casa. E sbam.

La tua bambina è calata troppo, le tue tette sono ancora vuote, non vai a casa. Stai qui finché non ci dimostri di saper nutrire tua figlia.

il pediatra prescrive dell’artificiale. Adesso anche il cibo viene prescritto, lo sapevate? Glielo danno, mentre tu cerchi di spremere una goccia con il tiralatte. Niente. 

Torni in camera con una bambina in stato comatoso da latte, con le tue dimissioni pronte, con la valigia già fatta. 

Mandi giù il pensiero che avevi cullato, di esser dimessa in tempo per andare a prendere Maite all’asilo e farle una sorpresa. Quanto mi manca. 

Mandi giù che ancora una volta ti facciano sentire inadatta perché non sono stata in grado di farla crescere. E io lo so che il latte mi viene dopo qualche giorno, ma la sensazione resta.

Mandi giù l’ennesimo pranzo da ospedale. 

Mandi giù che facciano passare l’allattamento come una cosa complicata, quando non lo è.  

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Mucca per scelta, ovvero come ho vissuto l’allattamento al seno

Al corso pre parto ci hanno spiegato l’allattamento in maniera semplice e naturale, senza alternative ma nemmeno senza problemi. 

Quando è nata io ero convinta che l’avrei allattata con semplicità e naturalezza, e in effetti lei si è attaccata subito e ciucciava senza sosta. Ha fatto un po’ male, è uscito un po’ di sangue, ma nulla di impossibile. In corridoio però vedevo le altre neo mamme passeggiare massaggiandosi il seno, la mia compagna di stanza aveva addirittura due bull di acqua calda sui seni. L’ostetrica che mi aveva fatto il corso è venuta a trovarmi il terzo giorno e mi ha palpato le tette. “Eh no, ancora vuote” ha sospirato. Maite pesava a quel punto 2,300 kg. Troppo poco per tornare a casa. Mi hanno attaccata al tiralatte, doppia pesata, di tutto, finché finalmente, in 20 minuti di mungitura meccanica, ho spremuto forse 10ml di colostro. Siamo stati dimessi sentendoci dire “bravi che non avete chiesto l’artificiale!”.


Non avevo nemmeno pensato di poterlo fare. Non dico che l’avrei fatto, ma pensavo fosse normale che non avessi ancora il latte. 

Dopo un paio di giorni a casa mi sono svegliata in un lago di latte, e da quella notte Maite ha cambiato faccia. Finalmente mangiava!!

Mi hanno spiegato poi che era troppo piccola per ciucciare con l’energia necessaria.  

Ho allattato a richiesta, senza orari o doppie pesate, per 15 mesi. All’inizio mi facevo problemi, quando stava al seno le ore e faceva pause di 15 minuti tra una e l’altra, un po’ alla volta ho capito che dovevo solo fare quello che mi chiedeva lei. 

Allattare al seno è bello. Sentire il latte uscire e vedere la faccia del tuo bimbo estremamente soddisfatto quando ha la pancia piena è bello. 

Allattare al seno è anche comodo. Quando si svegliava alle 6 e ficcarle una tetta in bocca mi concedeva ancora del tempo a letto era molto comodo.

Peró, allattare al seno è anche stancante, ti vincola a stare sempre con il bambino, io ero esaurita dalle magliette e le lenzuola sporche di latte, a volte ti fa sentire a disagio se devi allattare e non trovi un posto (io allatto ovunque, ma non siamo tutte uguali), e può farti sentire responsabile per quello che mangi e passi al bambino. Non puoi prendere antibiotici, non puoi nemmeno fare l’anestesia dal dentista, o farti un tatuaggio.

Ma allattare al seno mi ha fatto bene. Mi ha fatto bene perché mi sono sentita una mamma capace di ascoltare sua figlia, mi ha fatto bene perché mi ha anche fatta riposare, su mille cuscini godendomi il silenzio e la calma della poppata, mi ha fatto bene allattare dieci minuti prima di discutere la tesi di laurea, perché mentre tutti ripetevano io mi assicuravo che lei avesse la pancia piena.

Detto questo credo che esista tanta cattiva informazione, tanti pediatri che al terzo giorno di vita ti danno l’aggiunta perché hai poco latte, tante suocere pronte a dirti che ormai il latte è acqua. Di paure una mamma ne ha già tante, bisognerebbe rassicurarle su quello che la natura ha fatto perfetto. Più consulenti, più sostegno e meno cavolate. 

Non mi rivolgo alle mamme che per scelta o bisogno hanno consapevolmente scelto di non allattare al seno, ma con quelle che non ci sono riuscite o hanno smesso prima del tempo: mi dispiace. Non avete sbagliato voi.
Questa è la settimana internazionale dell’allattamento. Non sono un’esperta, ma spero di aver aiutato qualche neo mamma o futura mamma con la mia storia. Se avete dubbi o paure rivolgetevi a un’estetica o ancora meglio a una consulente dell’allattamento. 

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Mini Tutorial per le coppette assorbilatte

Stamattina ho sfruttato l’ultimo giorno di nido della gnoma per cucire.

Come anticipato sto cercando di cucirmi da sola delle coppette assorbilatte lavabili. Ne avevo già fatta una coppia, ma non ero soddisfatta, così oggi ho riprovato. 

Per prima cosa ho rimpicciolito le dimensioni, sono passata dal cd consigliato da molti tutorial online al bicchiere. Ho realizzato un cartamodello di cartoncino, tagliando anche uno spicchio (che darà alla coppetta una forma più o meno conica ed anatomica).

​Ho tagliato due dischi per coppetta e uno di cotone colorato. potete aumentare il numero di strati in base alle vostre esigenze. 

​A questo punto ho cucito uno strato alla volta tenendo i lembi dello spicchio uniti. Usate uno zig zag ampio.


La forma che si ottiene é leggermente conica anche in base a quanto largo fate lo spicchio. A me piacciono abbastanza piatte ma ho provato anche a farle piú “a punta”.

​Potreste anche farle rotonde e completamente piatte se volete. 

A questo punto non resta che unire tutti gli strati sul bordo, sempre con lo zig zag ampio, più vicino possibile al bordo (io ho tagliato l’eccesso dopo). 

​Spero di esser stata utile a qualcuno! A vacanze finite mi rimetteró all’opera per averne una buona scorta!

Buone vacanze! A proposito, dove andrete? 

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Coppette assorbilatte lavabili

Con la mia prima figlia ho provato ad usare dei pannolini lavabili. Mi erano stati prestati da degli amici e forse per colpa di un lavaggio sbagliato o degli elastici un po’ allentati, non mi sono trovata bene. Per fortuna verso i 18 mesi abbiamo abbandonato completamente i pannolini e il problema si è “risolto” da solo.

In questi mesi però mi sono avvicinata al mondo del lavabile e per prima cosa ho deciso di provare le coppette assorbilatte. 

Nei 15 mesi di allattamento le ho usate tantissimo, macchiavo vestiti e lenzuola di continuo, compravo scatole al supermercato e le cambiavo anche 4 o 5 volte al giorno. Di notte avevo sempre una salvietta sotto al cuscino.

Così in queste mattinate a casa ho cercato su etsy e ho comprato, a prezzo ragionevole, 5 paia di coppette assorbilatte in pul, flanella di cotone e cotone. Quando arriveranno le studierò per riprodurle, ma intanto ho provato a farle anche io.

Se avete una macchina da cucire e un minimo di manualità vi assicuro che è semplicissimo! Nel prossimo articolo vi farò un mini tutorial 🙂

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