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Foresta Umbra

La foresta Umbra, che per quanto suoni strano è in Puglia, è una meraviglia! Si arriva in macchina, passando per una trentina di km in mezzo a una fitta vegetazione alta e verdissima. 

I parcheggi, un po’ selvaggi ai lati delle strade, ti permettono di arrivare velocemente al laghetto, pieno di pesci che si litigano le briciole. 

Abbiamo fatto un pic nic ai tavoli (la spazzatura devi riportarla via), e poi una breve passeggiata per raggiungere il recinto con i daini e l’area gioco bosco.

Sopratutto quest’ultima ci è piaciuta tantissimo. Come dice la presentazione è un’area chiusa in cui il bosco è stato un po’ addomesticato, ci sono sculture di legno, casette, trenini, tronchi su cui fare equilibrismo, pezzi di legno da usare come costruzioni.

Fa fresco, essendo molto ombreggiata e anche abbastanza in alto, noi stavamo bene in felpa. Assolutamente merita!!

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Monte Sant’angelo 

Paesino dell’entroterra, dove l’aria si fa più fresca. Le case sono in calce bianca, contro il cielo blu e le montagne brulle. 

Il santuario di San Michele Arcangelo, costruito sopra la grotta in si racconta sia apparso è suggestiva. Il rione medievale ha degli scorci carini, e il castello è affascinante. Però, il tutto, mi sta lasciando un pochino delusa. Le strade sono sporche, i luoghi poco segnalati, c’è pochissima attenzione al turismo (che eppure non manca). 

I paesaggi, almeno, sono meravigliosi, e la focaccia cotta nel forno a legna anche! 😁😁

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Buon compleanno Maite!

 due giugno abbiamo festeggiato i 3 anni di Maite. Già 3? sì, già 3. 

3 anni sono importanti. Inizi a non essere più piccolissima. 3 anni dalla prima volta in cui mi hai mangiata, vorace, ad occhi aperti, dopo esser venuta al mondo.

Al parco, con i suoi amici, proprio tutti (e anche di più), con teli per terra, tavolini imbanditi, e una fontanella di acqua. 

Abbiamo proposto un brunch, alle 11 della mattina, e i più temerari sono stati con noi fino allea 16. Il tema erano i colori, scelto da lei. 

Un miliardo di regali, che nemmeno li ha visti tutti, tante corse, e lei felice. Finalmente il giorno del suo compleanno. Finalmente gli occhialini per la piscina e le ciabattine. Finalmente i cioccolatini colorati.

Buon compleanno, selvaggia del mio cuore!

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I gruppi Whatsapp e il male di vivere

La maestra di Maite si sposa. Le facciamo un pensierino? Ma si, va bene. 

Cosa? Una pianta, dico io. Neutra, simbolica, se le fa schifo la fa morire. Va bene. Ah no, non va bene. è un regalo misero. Mettiamo 30 euro per comprarle qualcosa per la casa. Qualcosa cosa, che vive da 10 anni con il suo compagno? 

Dissapori, discussioni. Un barlume di speranza da chi dice “facciamo a maggioranza!”, ma niente. Prima una, poi l’altra, si tolgono dal gruppo. Restiamo noi, spettatrici attonite. Nessuno dice nulla. 

Io, che mi chiamo cinismo, esordisco. “ok, dove eravamo rimaste?”.

La pianta gliela regalaremo, senza le altre due, e bon. E non voglio sentire parlare di regali di fine anno! … almeno fino a Luglio. 

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Seridò

Il Seridò è la fiera del gioco. Si svolge a Montichiari (bs), due week end (lunghi) l’anno. lunedì ne abbiamo aapprofittato, grazie al mezzo ponte di entrambi, e dopo il nido siamo partiti. 

Per noi era la prima volta, ma c’è chi lo considera una vera e propria istituzione. 

Dunque… 

Il primo padiglione, degli sport, era quasi ttutto inaccessibile per Maite. Ha giocato nella sabbiera, ma nulla di diverso da quello che fa al parco. 

Il secondo padiglione aveva lego, piste per le macchinine, costruzioni di legno… nulla di troppo accattivante per lei. 

Il terzo padiglione, finalmente, era quello destinato alla creatività. E via con la pasta di mais, la creta, il sale colorato, gli acquarelli, il pongo…

Ci siamo spostati poi nel padiglione “nido 0/3 anni”. Ha saltato sui salterelli, fatto gli scivoli, i tunnel… 

Infine, i gonfiabili. Prima di entrare le hanno chiesto quanti anni avesse. “due!” ha risposto orgogiosa. Fuori. 

Istruita a dovere, fa i 3 tra un mese!, ci abbiamo riprovato. In coda i bambini più grandi, o semplicemente più furbi, la sorpassavano ridendo. Lei nemmeno capiva. Alla fine è riuscita a salire su due. 

Merenda e a casa. 

Ad ogni gioco è destinato un bello spazio, e nemmeno ai gonfiabili abbiamo dovuto fare grandi file. Non è male, davvero. Ma ogni adulto paga 13 euro di ingresso, e sinceramente non credo ne valga la pena. 

Vedremo quando sarà più grande! 

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i giorni da rifare

Non parlo di quelle giornate bellissime, quelle che vai a letto e ti dici “è da rifare!”.

Parlo dei giorni sbagliati. Quelli che vado a letto e vorrei svegliarmi al giorno prima, per poterlo rifare.

Che spero Maite non ricordi, che non le rovinino l’infanzia.

Ieri era uno di quei giorni. Ero in ritardo, dovevo fare un sacco di cose, Livia piangeva, Maite voleva attenzione. L’ho sgridata e abbiamo litigato praticamente tutta la mattina. 

Alle 11 dovevo andare, e mi sono portata dietro Livia. Crisi di pianto. Sono uscita di casa con un nodo in gola. Sperando che un giorno, nella sua vita, significhi davvero poco. 

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Bentornato parco!

Maite non dorme più al pomeriggio. Livia… beh, lei fa i pisolini del gatto. Dorme 20 minuti. Massimo. Gli amici di Maite, figli di madri più furbe di me (o semplicemente che non lavorano la seramia) frequentano il nido fino alle 16. Quindi io mi ritrovo con quelle due/tre ore da riempire, da sola. 

E dopo aver dipinto ogni superfice possibile, aver costruito di tutto con i lego, aver guardato una decina di film… non sapevo più cosa inventarmi! 

Fortuna che è tornato il sole ad aiutarmi. E sole vuol dire parco. Quindi telo in macchina, sacchetto dei giochi per la sabbia sempre pronto, ed è qui che puoi trovarci, quasi tutti i pomeriggi. Livia dorme sul telo, Maite gioca con la sabbia. Io respiro.

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I lamenti del primogenito

Da quando sono a casa con Livia, Maite è un lamento unico. Si lamenta che le fanno male I piedi, fa l’offesa qualsiasi cosa le si dica, le frasi hanno tutte quella cadenza di lamento.

Ogni giorno va un po’ meglio, ma non è sempre facile. I sensi di colpa quando la sgrido e penso di starle facendo un torto, quando devo dirle per l’ennesima volta che mentre allatto deve lasciar stare sua sorella, quando sono irremovibile, e quando non ho proprio tempo per lei. Non è facile, aiutarla a non soffrire troppo nel passaggio da unica a prima.

In più devo proteggerla dal poco tatto di chi, incontrandoci, le chiede “piange tabtor, eh?”, e poi guardando me mi chiede se è gelosa. No, è bravissima e mi aiuta tantissimo, rispondo io. Poi, a casa, dico a Maite che anche a me da fastidio quando Livia piange e non si riesce a parlare, ma che quando è tranquilla è divertente stare con lei. 

I lamenti restano, ma Maite, un po’ alla volta, si sta calmando. 

sopravviviamo.

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Mi sono sentita wonder woman. 

Perché Maite voleva stare nel passeggino. Perché erano già le 17 e alle 18 la sala ragazzi chiude. Perché avevo 17 libri da riportare. Perché ho messo Livia in fascia, coperta da una cover troppo grossa per lei, Maite nel passeggino, i libri nelle borse, e sono andata. In biblioteca abbiamo anche fatto tappa in bagno. Abbiamo ridato i libri e ne ho scelti altri 6. Siam tornate a casa. Maite si è addormentata. Livia aveva fame.

Io ero sopravvissuta.