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Andiamo a ballare in Puglia

Niente da fare, Caparezza ha dettato il titolo di qualsiasi post o articolo sulla Puglia da qui l’eternità.

Siamo in Puglia, dopo una sosta a Fano per spezzare il viaggio.

Quest’anno abbiamo voluto provare il campeggio, in tenda. Abbiamo comprato qualcosa, qualcosa ce l’hanno prestato. 

Abbiamo scelto il Gargano invece del Salento troppo affollato, ma in rrealtà c’è molta gente anche qui. 

In campeggio con i bambini non eravamo mai andati, se escludi un week end quando Maite aveva un anno, e non sta andando affatto male!

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La fortuna delle mamme

Vi ho allattato a richiesta. Giorno e notte. Ho lasciato che succhiaste in pace, con i vostri tempi. Sono arrivata tardi agli appuntamenti (io! che esco in anticipo anche per andare a far la spesa!) per farvi finire di mangiare. Ho pianto, ho bevuto infusi al finocchio, ho avuto pazienza. 

Quando a sei mesi ti allattavo ancora con soddisfazione, ti entrambe, mi han detto che ero fortunata ad avere così tanto latte. 

Vi ho fatto mangiare da sole, con le mani, pulendo tutta la cucina e voi stesse dopo ogni pasto, vi ho dato il cucchiaino in mano sapendo che sarebbe stato usato come catapulta, vi ho lasciato scegliere quanto, come e se. Dopo, a volte durante i pasti, ero costretta a sfoderare la tetta perché non sapevate ancora che altre cose riempiono la pancia. Di contro, a volte, mi trovavo con il seno gonfio di latte perché gli gnocchi erano stati più apprezzati. 

Quando hanno visto mangiare Maite da sola, e vedono Livia assaggiare tutto, mi dicono che sono stata fortunata con Maite e che non è detto mi vada ancora bene. 

Ho lasciato Maite girare nuda per casa, libera di capire quello che accadeva al suo corpo, quali sensazioni anticipavano quella pozzanghera calda. 

Quando a 18 mesi ho portato Maite al nido senza pannolino, di nuovo, sono stata fortunata. Se faccio lo stesso con Livia, però, sono matta da legare. 

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Mamma due volte

o forse a metà. 

Quando fai addormentare la prima, e la seconda inizia a piangere. Le caccio il ciuccio in bocca, torno da Maite. Tempo di sdraiarmi e Livia piange di nuovo. Le rimetto il ciuccio e torno di nuovo da Maite. Livia si incazza. Maite sta per addormentarsi. Resisto, ma Livia ulula. “torno subito”, dico a Maite. Prendo Livia, la attacco al seno e minon sdraio di nuovo di fiabco a Maite. Lei apre gli occhi, guarda Livia e si gira dall’altra parte. 😔😔

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Edimburgo in 4

Tre giorni non bastano per questo spettacolo di città. Viva e da vivere.

Era la gita di fine anno del mio gruppo di studenti di Inglese, più parecchi esterni, eravamo 22. Mi sono portata dietro la famiglia e ci siamo goduti tre giorni insieme.

In ordine abbiamo avuto… 

il primo aereo di Livia. Un letto alla francese da dividere in 4. Km in fascia. Il sole e la pioggia, insieme. Una gita al mare. Gli scoiattoli. Hot dog a pranzo. Torte giganti a merenda. L’uva sempre in borsa. I body di mark&spencer. Il vasino portatile. Il tour della Edimburgo Sotterranea. Maite che dice ‘stordito’. 

Insomma, la Spagna, la Grecia, il Portogallo… sono tutti luoghi affascinanti. Caldi, mediterranei, colorati. Ma a me piace il nord. Di Edimburgo mi piacciono le case di arenaria nera, i giardini verdissimi, il vento.

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A casa da sole

A volte capita. Ed è capitato anche quest’anno. Nicola in trasferta, e noi a casa. Ma quest’anno erano due contro una.

Le giornate sono state lunghissime, ma ce la siamo cavata. 

Livia ha avuto la brillante idea di non dormire la prima notte e piangere per due terzi del giorno dopo. Maite avrà detto ‘mammaaaa’ almeno dodicimila volte (al giorno). 

Ma il tempo passa, e papà torna. E stamattina alle 7.30 era in giro con Livia per farmi dormire un pochino di più. 

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i giorni da rifare

Non parlo di quelle giornate bellissime, quelle che vai a letto e ti dici “è da rifare!”.

Parlo dei giorni sbagliati. Quelli che vado a letto e vorrei svegliarmi al giorno prima, per poterlo rifare.

Che spero Maite non ricordi, che non le rovinino l’infanzia.

Ieri era uno di quei giorni. Ero in ritardo, dovevo fare un sacco di cose, Livia piangeva, Maite voleva attenzione. L’ho sgridata e abbiamo litigato praticamente tutta la mattina. 

Alle 11 dovevo andare, e mi sono portata dietro Livia. Crisi di pianto. Sono uscita di casa con un nodo in gola. Sperando che un giorno, nella sua vita, significhi davvero poco. 

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venerdì sera

Ho appoggiato Livia sul letto mentre lo sistemavo. Vado a caricare la lavatrice, torno e la trovo addormentata. Sono le 20.20. oh beh. La sposto nella culla e mi butto sul divano con Maite. Lei mi prende il braccio, si fa abbracciare e… si addormenta. 

Morale: sono le 20.35, le bambine dormono, il papà è in palestra, e io guardo BakeOff Uk. 

È il venerdì più emozionante degli ultimi tre anni. 

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A due mesi dal parto

A due mesi dal parto sono stanca, ma pensavo peggio.

A due mesi dal parto, Livia ha due mesi. È meravigliosa, ma cresce troppo in fretta. 

A due mesi dal parto, mentre guido per andare al lavoro, ho il 50% della testa ancora a casa. In quel biberon di latte tirato a fatica, nel letto di Maite, sul divano vicino a mio marito.

A due mesi dal parto ho ricominciato a ovulare. E la ginecologa mi ha detto di fare attenzione.

A due mesi dal parto il mio seno schizza latte e tutti i pigiami hanno due chiazze in corrispondenza delle tette.

A due mesi dal parto ho un sacco di kg da perdere.

A due mesi dal parto ho comprato una nuova fascia, fuxia. Perché in questi due mesi ho usato quasi sempre la fascia e quasi mai la carrozzina.

A due mesi dal parto non ho ancora iniziato con i lavabili.

A due mesi dal parto le lavatrici sono decisamente aumentate. 

A due mesi dal parto Maite ha il terrore che io vada ancora in ospedale. 

A due mesi stiamo tutti bene.

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I lamenti del primogenito

Da quando sono a casa con Livia, Maite è un lamento unico. Si lamenta che le fanno male I piedi, fa l’offesa qualsiasi cosa le si dica, le frasi hanno tutte quella cadenza di lamento.

Ogni giorno va un po’ meglio, ma non è sempre facile. I sensi di colpa quando la sgrido e penso di starle facendo un torto, quando devo dirle per l’ennesima volta che mentre allatto deve lasciar stare sua sorella, quando sono irremovibile, e quando non ho proprio tempo per lei. Non è facile, aiutarla a non soffrire troppo nel passaggio da unica a prima.

In più devo proteggerla dal poco tatto di chi, incontrandoci, le chiede “piange tabtor, eh?”, e poi guardando me mi chiede se è gelosa. No, è bravissima e mi aiuta tantissimo, rispondo io. Poi, a casa, dico a Maite che anche a me da fastidio quando Livia piange e non si riesce a parlare, ma che quando è tranquilla è divertente stare con lei. 

I lamenti restano, ma Maite, un po’ alla volta, si sta calmando. 

sopravviviamo.