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A casa in quattro

Venerdì sera, nonostante il peso in calando e il latte che non c’era, ho deciso di tornarmene a casa.

il week end è andato via facile. Sabato il controllo in ospedale, ci fanno tornare oggi ma è tutto nella norma. 

Livia è bravissima, per ora. Tira già due ore tra una poppata e l’altra, e se ne sta anche 10/15 minuti tranquilla nella sdraietta, mentre Maite gioca con i lego. Stamattina ho addirittura passato l’aspirapolvere e sistemato i documenti della gravidanza.

Maite. Maite è bravissima anche lei. È un orgoglio davvero, mio papà che mi dice che le frasi che costruisce lo lasciano senza parole. Che si sveglia e da i baci al suo bebè. Però Maite ha 2 anni. E il suo mondo è cambiato. E stiamo vivendo tutti le stesse emozioni.

Io che ammetto la mia umanità nel dire che non la sopporto. Che mi da fastidio perché mi sta addosso mentre allatto. Che mi sembra grandissima. Che se mi chiede di venire in braccio e io ho Livia vorrei urlarle di no. Che è tornata alla fase dei “perché” e io ho finito la pazienza la prima volta.

Nicola che si trova in minoranza, e non gli dispiace poi così tanto, che in tutto questo gioca all’equilibrista, tra me, Maite, i pannolini di Livia, la cena da preparare, qualche tentativo di ristabilire la normalità (“la mettiamo nella culla?” “No così la allatto mentre dormo”).

Passerà, spero. O comunque aspetto  con ansia che torni il mio rapporto con Maite, in cui ci veniva facile tutto, in cui avevo la pazienza di capirla, o almeno di provarci. In cui mai avrei pensato che mi potesse dare fastidio perché “grande”.

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A mente fredda

È stato un parto. E in quanto tale non sarà mai bello, sappiatelo. 

È stato indotto dopo quasi 50 ore dalla rottura del sacco perché il travaglio non partiva. 50 ore in ospedale, in attesa, in ansia, pensando alla mia bambina a casa. È stato indotto dopo alcune manovre in cui han provato ad attivare il travaglio in altro modo. Quando proprio non si poteva fare altro mi han messo l’ossitocina in vena. Dopo 4 minuti di ossitocina me l’hanno tolta perché stavo andando troppo in fretta. In 40 minuti ero a dilatazione completa. Dopo altri 20 è nata. 

È stato difficile, per la mia testa ed il mio corpo. Sono state urla esauste e incontrollabili. Sono state spinte che per favore esci o muoio.

Sono state contrazioni innaturali, che mi hanno portata a fare in un’ora quello che un corpo fa in 6/12 ore. 

“Dimmi chi nasce” mi ha detto l’ostetrica. “Femmina”.

Fuori sono scesi due fiocchi di neve.

Poi è stato un corpo grigio e dei capelli neri. Ho chiesto chi era. “È livia”, ha detto Nicola. E quindi è stata Livia, ancora sporca, sulla mia pancia.È stato il profumo che esce dalla sua bocca. Le sue mani minuscole sulla mia pelle.

È stato un bacio a Nicola, grazie per esser stato con me, per avermi regalato le nostre bambine, per non esser crollato mentre io si.

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Shiatsu in gravidanza

Non ho mai sofferto di mal di schiena come in questi mesi. Le ultime settimane sono diventate proprio difficili, e se non ci fossero le sedute settimanali dall’osteopata non so come avrei fatto. 

Dopo avermi visto sofferente, e anche un po’ depressa per la situazione, Nicola ha finalmente ceduto a farmi un trattamento shiatsu. Prima di Maite mi faceva trattamenti molto spesso, e anche in travaglio mi ha aiutata. 

Il beneficio è stato praticamente immediato. Avrei voluto non finisse mai. 

Da quel giorno, ogni sera, mi tratta per 10 minuti i punti più critici. E ogni giorno il mio mal di schiena retrocede, lasciandomi qualche ora in più di benessere prima di presentarsi. 

Non so se Nicola se ne è reso conto, ma mi sta facendo benissimo. Mi sento meglio, sia fisicamente che mentalmente, perché riesco a fare più cose, anche con Maite. 

Dal 1 Gennaio, dalla 38esima settimana, inizieremo anche a stimolare il travaglio. Vi farò sapere!

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È arrivata Santa Lucia!

Come avevo giá raccontato, qui da noi arriva Santa Lucia. È una tradizione molto forte, più di Babbo Natale, ma noi abbiamo preferito optare per una via di mezzo. 

Comunque è arrivata. Maite ha trovato la stradina di cioccolatini dalla camera all’albero, e qualche pacchetto da scartare! 

​Il suo interesse maggiore alla fine erano i cioccolatini, ma l’ho vista comunque contenta di avere dei giochi nuovi! 

​A me, dopo una notte completamente insonne, ha portato una massiccia dose di caramelle alla liquezia!

Grazie Santa Lucia!

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Luoghi comuni e controllo della rabbia

Ieri apro Facebook (eh si, nei momenti morti resta un buon diversivo!), e noto come ora sia in piena fase “vaccini e asili”. Per la serie, a volte ritornano. 

Scorrendo vedo un articolo de “il fatto quotidiano”, ma quello che mi ha lasciata perplessa davvero è la didascalia che lo accompagna e di cui vi lascio uno screenshot.

​”Si comincia con l’acquisto di una fascia, si continua con allattare il bambino fino ai due anni e curare esclusivamente con l’omeopatia, si finisce con il non vaccinare”.

Devo assolutamente fare qualcosa per la mia aggressività. Ho sentito i peli del collo rizzarsi e la salivazione aumentare.

MA CHE CAZZ????

Praticamente prendiamo i luoghi comuni sulle mamme. Che se porti in fascia già sei mammafrikkettona e allora sei per forza per autosvezzamento, co sleeping e allattamento a richiesta. Che magari è davvero così, magari no. però non dirlo, che se porti in fascia ma usi i pampers ci crolla un mito. 

Quello delle categorie. 

é così facile categorizzare la gente. Così facile dire “ah beh, se a 6 mesi le davi i fusilli sicuramente non le dai l’antibiotico!” (mi è stato detto davvero e ancora adesso non so cosa rispondere).

Non voglio e non entrerò nella questione vaccini perchè è davvero troppo complessa, ma mi chiedo quanti soldi ha preso chi ha scritto questa gigantesca cavolata. 

Categorizazzione. 

Io capisco che ci siano correnti di pensiero diverse e a volte totalmente opposte, che la mamma che fa piangere il suo bambino per farlo addormentare da solo difficilmente abbraccerà il co-sleeping e viceversa, ma a farmi prudere le mani è stato il mettere insieme scelte in ambiti totalmente diversi solo per “identificare” un certo tipo di madre. Nel dettaglio, quella che non vaccina. 

Passi il parlare di omeopatia e vaccini insieme, che magari sei contro la medicina tradizionale in tutto e per tutto, ma l’allattamento? Cosa c’entra?? E sopratutto, il babywearing???

Ci ho messo un po’ a “digerirla”. Ad accettare che probabilmente è proprio così. Che le maestre del Nido si sono stupite che Maite conoscesse Peppa Pig perchè convinte che lei quei cartoni non li guardasse, ma che non si siano stupite affatto quando invece a 18 mesi ho spiegato che a casa non usava più il pannolino. 

Che se usi la bicicletta per portarla al nido, semplicemente perchè trovare parcheggio la mattina ti fa passar la voglia di prender la macchina, allora sei eco-friendly e usi i lavabili. Che se le do degli interatori fitoterapici non le ho mai dato la tachipirina. Che non mangia cioccolato (seeee. Come no), ma si abbuffa di semi di girasole. Che ha solo giochi di legno e non ha libri dei paw patrol (ehm…).

Ci rinuncio. Siamo mamme, papà, genitori. Lo siamo diventati con calma o di botto. Siamo cambiati. Abbiamo sviluppato idee e compiuto scelte, più o meno inconsciamente, per i nostri figli. Ognuno le sue, nel rispetto delle proprie convinzioni, abitudini e tradizioni. Non siamo categorie. Siamo persone. 

Attente comunque, “si comincia con una sigaretta di cioccolato nella calza della befana, e si finisce eroinomani davanti all’esselunga”.

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Natale si avvicina

Qui da noi, molto più importante di Natale, è Santa Lucia, che arriva il 13 Dicembre. A casa mia, dove si mischiavano le tradizioni di mamma e papà, non l’abbiamo mai festeggiata così tanto.
Di solito, infatti, è la Santa a portare la maggior parte dei regali, oltre a dolci e, un tempo, mandarini e frutta secca. Per Natale invece si riceve giusto un paio di calze o un pigiama. In compenso, la Befana non esiste!

Inutile dire che la cosa è abbastanza degenerata e al momento conosco varie (troppe!) famiglie in cui sia Santa Lucia che Babbo Natale non si risparmiano in fatto di regali.

Come dicevo mia mamma non è di qui, ma di circa 20 km più verso Milano. Quei 20 km sono sufficienti perchè Santa Lucia nemmeno si sappia più chi è, così, fin da piccole, a me e mia sorella Santa Lucia portava tanti dolci e un regalino. Era Natale la festa grande. Per Nicola, invece, l’esatto contrario.

Maite è ancora abbastanza piccola per non aver preso decisioni in merito, vedremo.

In qualsiasi caso, comunque, è tempo di pensare ai regali!

Scusate la (non) modestia, ma ancora una volta sono stata previdente. L’anno scorso una libreria ha chiuso, e aveva tutto al 50%. Avevo fatto incetta di libri, per tutti, che ho distribuito in varie occasioni. Da quel colpaccio resta ancora una scatola di costruzioni “ad incastro”. La marca è plus plus e sono danesi.
Sono di plastica, ma non è una plastica “brutta”, sembra quasi morbida.
Sono sicura che a Maite piaceranno!!

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Sempre più di anno fa, quando dopo Natale svendevano i giochi, ho comprato una scatola di PlayDoh “capelli pazzi”. Maite adora il didò e la pasta modellabile, e la fortuna vuole che recentemente le piaccia moltissimo giocare al parrucchiere (così tanto che settimana scorsa ha tagliato i capelli a una sua compagna del nido!). Sempre nello stesso periodo ho comprato dei libri da colorare con stickers, a 1,50 cent l’uno, e probabilmente uno finirà sotto l’albero!

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Infine, per lei e per suo cugino, compreremo da Decathlon un monopattino base, al costo di 22,90!

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Abbiamo poi la fortuna di poterci accordare con i parenti, almeno i più stretti, che ci hanno chiesto cosa possono regalare a Maite.

Così da mio papà arriverà una chitarra giocattolo. Questa in realtà è una decisione sua, ma mi sembra comunque azzeccata!

A mia mamma ho chiesto di prenderle il cavalletto da pittore dell’Ikea( questo ), mentre mia sorella provvederà a rimpolpare la nostra scorta di pennelli, tempere e acquarelli.

Ai nonni paterni invece abbiam chiesto i Lego Duplo, che non sono mai abbastanza!!

 

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Quel giorno in cui vostro padre mi ha chiesto di tornare a casa tardi… ed è rimasto chiuso fuori.

L’occasione era semplice, una cena con il gruppo di danza africana. Esibizione in vista, anno da ricominciare, qualcuno ancora non sapeva della mia pancia, rivederci dopo l’estate. Abbiamo scelto lo stand di un ristorante eritreo ad una festa. Iniziava quasi a far freddo. 

Prima di uscire Nicola parla chiaro “guai a te se torni prima dell’una!”.

Non esco tanto, è vero. Non sono mai stata particolarmente notturna come persona, non amo bere, e nemmeno uscire a cena, quindi va a finire che sono io a tornare a casa per prima. Ma quella sera no, dovevo star fuori. 

A inizio serata il mio cellulare, perennemente scarico, mi abbandona. 

Ceniamo, chiacchieramo, passa il tempo. Torno in bici pedalando forte, contro il vento della notte. Le mie notti di fine estate, prima di Maite, prima di Nicola, finivano sempre così: pedalando nell’aria ormai fresca.  

Arrivo al cancello di casa e inserisco il codice. Improvvisamente sento “micol!” E le luci della nostra auto accendersi. 

Quasi muoio di spavento ma poi mi riprendo.

Maite dorme nel seggiolino della macchina. Nicola ride. 

“Non avevo le chiavi di casa…”.

Questo è vostro padre, ragazzi. Sappiatelo.