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il latte della mamma

L’allattamento di Livia non è andato bene, dall’inizip. Forse ero troppo sicura di me, non pensavo potessero esserci problemi. Agli ultimi controlli però Livia era molto sottopeso, in 4 mesi era aumentata meno di due kg. 

Ho pianto, ho dato un biberon di artificiale, ho contattato una ostetrica e ho letto e riletto il sito della Leche Legue.

La pediatra intanto, a cui mi ero mostrata tranquilla e sicura, le ha diagnosticato il reflusso. Io però lo sapevo, non avevo più latte. E così ho preso una decisione. Quella che faceva stare meglio me, che mi restituiva la tranquillità, e che non è uguale per tutte. 

Ho scelto di toglierle il ciuccio, tenermela aaddosso il più possibile, allattarla ad oltranza, litigarci affinché si attaccasse bene. e il latte è tornato. In 10 giorni ha preso quello che aveva preso in un mese. 

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Martedì di coppa.

Non lo sai quando è lunedì, oppure se è domenica e si può dormire un po’ di più.
Ma sono sicuro che sai benissimo quando è martedì, il nostro match. Sì, perché il martedì, che la mamma è al lavoro e vengo i nonni a trovarci tu piangi più del solito. Piangi così tanto che ti batte il mento e smetti solo per singhiozzare. ti tiri e ti arrovelli, mi cerchi e mi mandi via. Urla che ti svuotano i polmoni e riempiono la casa.

La mamma è il bomber, io, genitore panchinaro.

Genitore panchinaro in quattro fasi.
Fase 1: m’arrabbio.
“ma cosa faccio di sbagliato, solo perché non ho le tette non è giusto che mi tratti così!” “piangi pure, che a me non interessa” (bugia).
Fase 2: lo sconforto.
“non so più cosa fare, le ho provate tutte, ma niente. Non sono capace.”
Fase 3: lo scarica barile.
“colpa di tua mamma, sempre in braccio ti tiene, quanti vizi!”
Fase 4: lo sconforto nero.
“…, …, ….”
Ma stasera la mamma torna tardi, è il momento di scendere in campo e vedrai che me la merito una maglia da titolare!

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“il papà ha paura dell’acqua?”

Ormai sono un paio di mesi che porto Maite in piscina, una volta alla settimana.
Le prime volte siamo anche riuscite a fare le immersioni, adesso sono un paio di settimane che non vuole e mi da dei gran pugni in faccia quando ci provo.
In compenso oggi si è tenuta da sola al bordo, senza che io le dessi il minimo supporto, e l’ho portata a dorso per la piscina tenendole le mani.
Per lei stare in acqua o nel fango non cambierebbe, ma io mi diverto un sacco.

Gli altri bimbi fanno le immersioni lunghe e con i tuffi vanno sotto, Maite no, ma continuo a lasciare che metta la bocca sotto. Stamattina ha bevuto. Ma ha tirato su la testa e mi ha sputato l’acqua in faccia.

L’istruttore poi era il mio quando nuotavo, e oggi mi ha detto “non è dorsista come te… tu eri brava a dorso, no? no, forse no.”

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Un anno fa

Un anno fa uscivo dallo studio del ginecologo con la certezza di avere un puntino nella pancia.
Ci ero andata perchè, dopo un terribile giorno di Giugno, il mio corpo aveva iniziato a perdere colpi, e io invece lo volevo efficiente, perchè volevo te. Avevo paura che qualcosa non funzionasse, e mi sono sentita dire “beh, è incinta”.

Ho stretto i pugni ed ho sperato che il puntino nella pancia facesse lo stesso, ho sperato che si stesse aggrappando a me con tutto sè stesso, non lo avrei lasciato andare.
E a quanto pare mi ha capita. Si è messo comodo ed è cresciuto, fino a diventare Maite.

Dal 1 Ottobre 2013 quella lenticchia ne ha fatta di strada, e dai pochi millimetri che eri sei diventata 61 cm, e dallo stare al caldo nella mia pancia ora rotoli sul letto e ti prendi i piedi.

Però ti aggrappi ancora, forte forte, alla barba del papà e al bordo della mia maglietta, e se mentre dormi ti agiti io metto un dito nel tuo pugno, e ti rilassi. E poi allarghi le braccia per un abbraccio, e sorridi la mattina, appena sveglia, e spero sia il tuo modo di dirmi che sei felice di esserci.

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