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Bentornato parco!

Maite non dorme più al pomeriggio. Livia… beh, lei fa i pisolini del gatto. Dorme 20 minuti. Massimo. Gli amici di Maite, figli di madri più furbe di me (o semplicemente che non lavorano la seramia) frequentano il nido fino alle 16. Quindi io mi ritrovo con quelle due/tre ore da riempire, da sola. 

E dopo aver dipinto ogni superfice possibile, aver costruito di tutto con i lego, aver guardato una decina di film… non sapevo più cosa inventarmi! 

Fortuna che è tornato il sole ad aiutarmi. E sole vuol dire parco. Quindi telo in macchina, sacchetto dei giochi per la sabbia sempre pronto, ed è qui che puoi trovarci, quasi tutti i pomeriggi. Livia dorme sul telo, Maite gioca con la sabbia. Io respiro.

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chi si rivede!

ebbene si. sono tornata.

Dunque, in questi due mesi di Livia la vita si è assestata. 

Sono tornata al lavoro, ho sistemato la cameretta, ho rinunciato, per ora, ai pannolini lavabili, ho urlato con Maite più di quanto avrei voluto.

Tutto normale, direi.

…a presto!

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I lamenti del primogenito

Da quando sono a casa con Livia, Maite è un lamento unico. Si lamenta che le fanno male I piedi, fa l’offesa qualsiasi cosa le si dica, le frasi hanno tutte quella cadenza di lamento.

Ogni giorno va un po’ meglio, ma non è sempre facile. I sensi di colpa quando la sgrido e penso di starle facendo un torto, quando devo dirle per l’ennesima volta che mentre allatto deve lasciar stare sua sorella, quando sono irremovibile, e quando non ho proprio tempo per lei. Non è facile, aiutarla a non soffrire troppo nel passaggio da unica a prima.

In più devo proteggerla dal poco tatto di chi, incontrandoci, le chiede “piange tabtor, eh?”, e poi guardando me mi chiede se è gelosa. No, è bravissima e mi aiuta tantissimo, rispondo io. Poi, a casa, dico a Maite che anche a me da fastidio quando Livia piange e non si riesce a parlare, ma che quando è tranquilla è divertente stare con lei. 

I lamenti restano, ma Maite, un po’ alla volta, si sta calmando. 

sopravviviamo.

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Mastiti, ingorghi e altri intoppi

Ricordate la febbre di mercoledì? Si da il caso che in concomitanza con la febbre avevo notato un nodo doloroso al seno destro. Proprio il seno da cui, già in ospedale, avevo notato che Livia ciucciava poco e male.

Beh, senza farla lunga ieri sono andata in ospedale con un dotto mammario ostruito, e grazie alla pazienza di una ostetrica, qualche dolorosissima spremitura manuale e tanta buona volontà a far attaccare Livia nel modo corretto, l’occlusione sta passando, ma volevo spiegare brevemente come riconoscere questi problemi e cosa fare.

Con Maite, in 18 mesi di allattamento, non ho mai avuto nessun problema. Ho iniziato ad allattare Livia forse con troppa sicurezza, quindi. Già in ospedale però avevo notato che apriva poco la bocca, e che sopratutto a destra si agitava molto. 

Il fastidio è iniziato con un bruciore in profondità, al tatto. Nelle ore successive mi faceva molto male anche durante le poppate e lei si agitava sempre di più. La pelle in superficie è diventata rossa e il seno ha iniziato ad indurirsi sempre di più.

Non è da sottovalutare, perchè la mastite è dietro l’angolo e non oso immaginare il male che possa fare!

Cosa fare?

Calma. Sempre meglio andare a farsi vedere, in ospedale, in consultorio o da qualche consulente dell’allattamento, per escludere che ci sia una infiammazione seria e sia necessario l’antibiotico. Poi via a docce calde prima della poppata, impacchi caldo umidi (una salvietta da bidet bagnata con sopra la bull dell’acqua calda), e massaggi della zona dolente. 

Ma la cosa più importante è correggere la suzione. A volte è “colpa” del vostro seno, della forma del capezzolo, e allora può essere utile usare dei paracapezzolo. Nel mio caso invece il problema è che Livia non estroflette il labbro inferiore. Sto quindi schiacciando il capezzolo perchè sia più sottile nel momento in cui si attacca. Mercoledì poi la vedrà la mia amica osteopata per vedere se c’è qualche trauma al cranio che le blocca la mandibola.

E adesso momento “modestia”.

L’ostetrica che mi ha fatto sentire capace. Mi ha detto che stavo facendo tutto nel modo giusto e che ero ben preparata. È stato consolatorio, in un momento in cui mi sentivo sfiduciata e triste. 

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Il primo.

I primi tre mesi, i primi 100 giorni, il primo vaccino, il primo mare.

E poi sei impazzita. Non so per quale dei motivi qui sopra, ma da lunedì, dopo esser tornati dal mare e aver fatto il primo vaccino, ti svegli ogni tre ore la notte, la sera urli a squarciagola fino a crollare, sei nervosa, addenti tutto quello che ti capita a tiro, mamme e papà compresi.
insomma.
Ridatemi Maite!!

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E sono due.

Ieri hai “compiuto” due mesi.
Due mesi di Maite, ma forse di più. Ancora un mese, ed è come se compissi un anno.
(e qui Nicola, il papà vero, obietterebbe “si, lo sai che in Korea…”).
Ma ad Ottobre sarà un po’ vero, sarà un anno che sappiamo che ci sei, e anche se per nove mesi abbiamo potuto svegliarci al suono della sveglia e non con il tuo pianto, è come se ci fossi da un anno.

Stamattina ci hai regalato un’ora e mezza di sonno in più però, grazie.

Stai diventando così grande che ieri, seduta sulla mia pancia, ti sei fatta tre minuti pieni di risata, con tanto di gorgoglii. Che riusciamo a far colazione insieme, mentre tu, sdraiata sulla schiena, ridi ad un’ape di peluche e provi a farla dondolare. Così grande che ti metto nella culla con gli occhi semi aperti e tu ti addormenti da sola (a volte).

Così grande che non sei più minuscola come quando sei nata.

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Hai vergogna con gli sconosciuti?

Stamattina urlavi senza sosta. Ti abbiamo preso in braccio, cullato, parlato, messa a pancia in giù, cambiata, tutto. Ma niente ha funzionato. Tu volevi piangere.

Sono uscita, esasperata. Ti ho portato al centro estivo dove lavoravo fino all’anno scorso, siamo state accolte da una folla di bimbi urlanti, e tu ti sei ammutolita.

“ma quanti anni ha?”
“zero! ha quasi due mesi!”
“ma come si fa ad avere zero anni?!”
la domanda è serpeggiata tra tutti, raggiungendo qualche veterano di 8/9 anni che ha ribadito “è appena nata!”.
Me la sono cavata dicendo “pensa, non ha mai fatto una festa di compleanno!”.
Mille manine hanno voluto accarezzarti il braccio o la gamba, e tu li guardavi tutti, uno ad uno, senza battere ciglio.
Ti urlavano nelle orecchie “ciao Maite!”, e tu nulla.
Verso la fine, in braccio, ti sei appisolata.
“sta dormendo?!” ha chiesto Giorgia.
“sii guarda, silenzio!” dice Irene.
“ma no, si sta svegliando!” risponde Elisa.

E invece no, tu scivoli lentamente nel sonno, così.
“posso prenderla in braccio?”
La prossima volta. Ora andiamo.
“ma come è brava!” mi dice un ex-collega.
Eh si. Infatti dormi tutta la strada del ritorno e anche a casa. Come sei brava.

Però gli scleri non li fai mai davanti agli altri. Cos’è, ti vergogni?

Digressione
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Ho in braccio Maite.

Profuma, ma non ha più l’odore che aveva i primi giorni. Quello era il profumo di nuovo che sentivamo in sala parto, e che è rimasto appiccicato a tutti e tre per qualche giorno. Adesso profuma di latte. 
Ha i capelli più chiari, rispetto a quando è nata. Più chiari e più radi. 
Gli occhi sono meno velati, ma sembrano ancora chiari. Ma forse riesce a vedermi, adesso. 

Ma la cosa più sconvolgente è che è grande. Pesa circa 3200, meno di tanti altri bambini alla nascita, ma mi sembra gigante, in confronto a qualche settimana fa. 

Quindi la tengo in braccio, e invece di sembrarmi una piuma, mi sembra una bambina.