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I lamenti del primogenito

Da quando sono a casa con Livia, Maite è un lamento unico. Si lamenta che le fanno male I piedi, fa l’offesa qualsiasi cosa le si dica, le frasi hanno tutte quella cadenza di lamento.

Ogni giorno va un po’ meglio, ma non è sempre facile. I sensi di colpa quando la sgrido e penso di starle facendo un torto, quando devo dirle per l’ennesima volta che mentre allatto deve lasciar stare sua sorella, quando sono irremovibile, e quando non ho proprio tempo per lei. Non è facile, aiutarla a non soffrire troppo nel passaggio da unica a prima.

In più devo proteggerla dal poco tatto di chi, incontrandoci, le chiede “piange tabtor, eh?”, e poi guardando me mi chiede se è gelosa. No, è bravissima e mi aiuta tantissimo, rispondo io. Poi, a casa, dico a Maite che anche a me da fastidio quando Livia piange e non si riesce a parlare, ma che quando è tranquilla è divertente stare con lei. 

I lamenti restano, ma Maite, un po’ alla volta, si sta calmando. 

sopravviviamo.

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Mastiti, ingorghi e altri intoppi

Ricordate la febbre di mercoledì? Si da il caso che in concomitanza con la febbre avevo notato un nodo doloroso al seno destro. Proprio il seno da cui, già in ospedale, avevo notato che Livia ciucciava poco e male.

Beh, senza farla lunga ieri sono andata in ospedale con un dotto mammario ostruito, e grazie alla pazienza di una ostetrica, qualche dolorosissima spremitura manuale e tanta buona volontà a far attaccare Livia nel modo corretto, l’occlusione sta passando, ma volevo spiegare brevemente come riconoscere questi problemi e cosa fare.

Con Maite, in 18 mesi di allattamento, non ho mai avuto nessun problema. Ho iniziato ad allattare Livia forse con troppa sicurezza, quindi. Già in ospedale però avevo notato che apriva poco la bocca, e che sopratutto a destra si agitava molto. 

Il fastidio è iniziato con un bruciore in profondità, al tatto. Nelle ore successive mi faceva molto male anche durante le poppate e lei si agitava sempre di più. La pelle in superficie è diventata rossa e il seno ha iniziato ad indurirsi sempre di più.

Non è da sottovalutare, perchè la mastite è dietro l’angolo e non oso immaginare il male che possa fare!

Cosa fare?

Calma. Sempre meglio andare a farsi vedere, in ospedale, in consultorio o da qualche consulente dell’allattamento, per escludere che ci sia una infiammazione seria e sia necessario l’antibiotico. Poi via a docce calde prima della poppata, impacchi caldo umidi (una salvietta da bidet bagnata con sopra la bull dell’acqua calda), e massaggi della zona dolente. 

Ma la cosa più importante è correggere la suzione. A volte è “colpa” del vostro seno, della forma del capezzolo, e allora può essere utile usare dei paracapezzolo. Nel mio caso invece il problema è che Livia non estroflette il labbro inferiore. Sto quindi schiacciando il capezzolo perchè sia più sottile nel momento in cui si attacca. Mercoledì poi la vedrà la mia amica osteopata per vedere se c’è qualche trauma al cranio che le blocca la mandibola.

E adesso momento “modestia”.

L’ostetrica che mi ha fatto sentire capace. Mi ha detto che stavo facendo tutto nel modo giusto e che ero ben preparata. È stato consolatorio, in un momento in cui mi sentivo sfiduciata e triste. 

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La mamma sta a letto

Ieri sera avevo mal di testa. E freddo, molto freddo. E un po’ di raffreddore. E 37.7 di febbre.

Cosa?? 37.7??

Cazzo. Eh si, cazzo. Che ero a casa da sola con le due bestioline e mi sentivo andare a fuoco. Cazzo che di notte è arrivata a 38.5 e Livia era attaccata alle tette costantemente. Cazzo che avevo sete, freddo, caldo, mi girava la testa.

Quindi oggi ho trasformato il divano in un concentrato di beni di prima necessità, acqua, fazzoletti, tachipirina, salviettine e pannolini, e io e Livia non ci siamo mosse da qui.

A breve tornerà Maite dal nido e sfodererò la carta della televisione. Tutto il resto sarà lasciato all’autogestione.

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Di Livia e altre piccole cose

Dei calzini che sono troppo grandi. Del cordone che si è staccato. Dello sgaurdo che ti vede, forse, ma sembra sempre come fosse la prima volta. Del movimento che fa con la testa per cullarsi. Della pace che le leggi in faccia quando arriva il latte. E la gocciolina sul mento quando si stacca soddisfatta. Di Maite che la chiama. Dei sorrisi involontari mentre dorme. Delle maniche troppo lunghe e le mani troppo piccole. Del profumo della sua bocca. Della morbidezza delle sue guance. Delle lavatrici piene. Della carrozzina, del sacco nanna, la copertina, il ciuccio, il cambio di vestiti, le salviettine umidificate.

Le mie giornate sono piene di piccole cose.

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Mi sono sentita wonder woman. 

Perché Maite voleva stare nel passeggino. Perché erano già le 17 e alle 18 la sala ragazzi chiude. Perché avevo 17 libri da riportare. Perché ho messo Livia in fascia, coperta da una cover troppo grossa per lei, Maite nel passeggino, i libri nelle borse, e sono andata. In biblioteca abbiamo anche fatto tappa in bagno. Abbiamo ridato i libri e ne ho scelti altri 6. Siam tornate a casa. Maite si è addormentata. Livia aveva fame.

Io ero sopravvissuta.

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Giorno 8

Stiamo andando bene. A giorni alterni dobbiamo presentarci in ospedale per il controllo della bilirubina e del peso, ma ce la stiamo cavando bene. 

Livia è brava. Mi pentirò di queste parole, ma è brava davvero. 

La mattina passa tra una ciucciata e una dormitina. Io ne approfitto per fare quello che devo. 

Ieri pomeriggio siamo state tutte a tre a letto insieme, Livia e Maite han dormito, io un po’ meno.

La sera, verso le 7, sale l’agitazione generale, ma ce la caviamo bene. Livia vuole stare al seno di più e Maite vuole più attenzioni, ma va bene così. 

La notte passa benissimo. A Livia basta starmi vicino, e la accontento. Stanotte ha mangiato alle 11, alle 3 e alle 7. Un sogno praticamente! 

La sento piangere pochissimo. Si addormenta anche da sola nella sdraietta. La differenza che noto con Maite è la serenità. Maite sembrava essere più sofferente, e infatti rigurgitava per ore dopo la poppata, si tirava tutta e si agitava di più. Livia è più pacifica, più serena. Speriamo che duri!

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A casa in quattro

Venerdì sera, nonostante il peso in calando e il latte che non c’era, ho deciso di tornarmene a casa.

il week end è andato via facile. Sabato il controllo in ospedale, ci fanno tornare oggi ma è tutto nella norma. 

Livia è bravissima, per ora. Tira già due ore tra una poppata e l’altra, e se ne sta anche 10/15 minuti tranquilla nella sdraietta, mentre Maite gioca con i lego. Stamattina ho addirittura passato l’aspirapolvere e sistemato i documenti della gravidanza.

Maite. Maite è bravissima anche lei. È un orgoglio davvero, mio papà che mi dice che le frasi che costruisce lo lasciano senza parole. Che si sveglia e da i baci al suo bebè. Però Maite ha 2 anni. E il suo mondo è cambiato. E stiamo vivendo tutti le stesse emozioni.

Io che ammetto la mia umanità nel dire che non la sopporto. Che mi da fastidio perché mi sta addosso mentre allatto. Che mi sembra grandissima. Che se mi chiede di venire in braccio e io ho Livia vorrei urlarle di no. Che è tornata alla fase dei “perché” e io ho finito la pazienza la prima volta.

Nicola che si trova in minoranza, e non gli dispiace poi così tanto, che in tutto questo gioca all’equilibrista, tra me, Maite, i pannolini di Livia, la cena da preparare, qualche tentativo di ristabilire la normalità (“la mettiamo nella culla?” “No così la allatto mentre dormo”).

Passerà, spero. O comunque aspetto  con ansia che torni il mio rapporto con Maite, in cui ci veniva facile tutto, in cui avevo la pazienza di capirla, o almeno di provarci. In cui mai avrei pensato che mi potesse dare fastidio perché “grande”.

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A mente fredda

È stato un parto. E in quanto tale non sarà mai bello, sappiatelo. 

È stato indotto dopo quasi 50 ore dalla rottura del sacco perché il travaglio non partiva. 50 ore in ospedale, in attesa, in ansia, pensando alla mia bambina a casa. È stato indotto dopo alcune manovre in cui han provato ad attivare il travaglio in altro modo. Quando proprio non si poteva fare altro mi han messo l’ossitocina in vena. Dopo 4 minuti di ossitocina me l’hanno tolta perché stavo andando troppo in fretta. In 40 minuti ero a dilatazione completa. Dopo altri 20 è nata. 

È stato difficile, per la mia testa ed il mio corpo. Sono state urla esauste e incontrollabili. Sono state spinte che per favore esci o muoio.

Sono state contrazioni innaturali, che mi hanno portata a fare in un’ora quello che un corpo fa in 6/12 ore. 

“Dimmi chi nasce” mi ha detto l’ostetrica. “Femmina”.

Fuori sono scesi due fiocchi di neve.

Poi è stato un corpo grigio e dei capelli neri. Ho chiesto chi era. “È livia”, ha detto Nicola. E quindi è stata Livia, ancora sporca, sulla mia pancia.È stato il profumo che esce dalla sua bocca. Le sue mani minuscole sulla mia pelle.

È stato un bacio a Nicola, grazie per esser stato con me, per avermi regalato le nostre bambine, per non esser crollato mentre io si.

Digressione
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Ho in braccio Maite.

Profuma, ma non ha più l’odore che aveva i primi giorni. Quello era il profumo di nuovo che sentivamo in sala parto, e che è rimasto appiccicato a tutti e tre per qualche giorno. Adesso profuma di latte. 
Ha i capelli più chiari, rispetto a quando è nata. Più chiari e più radi. 
Gli occhi sono meno velati, ma sembrano ancora chiari. Ma forse riesce a vedermi, adesso. 

Ma la cosa più sconvolgente è che è grande. Pesa circa 3200, meno di tanti altri bambini alla nascita, ma mi sembra gigante, in confronto a qualche settimana fa. 

Quindi la tengo in braccio, e invece di sembrarmi una piuma, mi sembra una bambina. 

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La nostra scusa pesa quasi 3 kg

Siamo spariti, senza ritegno. 
Sarà che tre settimane fa ci è cambiata la vita. 

Dicevamo, è arrivata Maite. Che si sta riempiendo guance e cosce, finalmente, aumentando i peso e cambiando faccia ogni giorno. Che sta imparando a ridere, ma spesso le esce una smorfia perplessa. Che sta anche imparando a mettere fuoco, e allora via di strabismo. Che non sta imparando, invece, che dopo mangiato si dorme, sopratutto se intorno è tutto buio e il papà ha la bocca aperta e la faccia spiaccicata nel cuscino. 

Noi, del resto, non abbiamo ancora imparato che la pipì è più bello farla nel pannolino pulito. 

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